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C’è una fotografia al centro della crisi politica che sta coinvolgendo Mark Rutte

Dopo un dibattito di quattordici ore terminato alle tre del mattino di venerdì 4 aprile, il primo ministro olandese uscente e leader del Partito popolare per la libertà e la democrazia (VVD), Mark Rutte, ha superato per soli tre voti una mozione di sfiducia che riguardava la sua condotta durante i colloqui per formare una nuova coalizione di governo, il quarto guidato da lui. Quasi tutto il parlamento ha comunque appoggiato una mozione di censura nei suoi confronti, un’iniziativa che non ha messo direttamente in discussione Rutte come primo ministro facente funzione, ma piuttosto il suo comportamento: che quindi avrebbe potuto portare alle sue dimissioni, ma che sul piano pratico non ha prodotto conseguenze, perché Rutte ha deciso di non lasciare il suo incarico e di continuare a negoziare per formare un nuovo governo.

Osservatori e giornali locali sono comunque concordi nel dire che la credibilità di Rutte sia stata messa in discussione e che il primo ministro uscente abbia subito un grave danno politico.

La mozione di sfiducia era stata chiesta dal PVV, il partito di estrema destra di Geert Wilders, ed è stata sostenuta anche da tutti gli altri partiti all’opposizione. La mozione di censura era stata invece presentata da Sigrid Kaag, leader del partito centrista D66, da Wopke Bastiaan Hoekstra, di Appello Cristiano Democratico, e dall’Unione Cristiana, cioè dai tre partiti che facevano parte della coalizione che sosteneva il precedente governo Rutte. È stata votata da tutto il parlamento, ad eccezione dei deputati del VVD. Kaag è stata particolarmente critica nei confronti di Rutte durante il dibattito: «La mia fiducia in Rutte è stata gravemente danneggiata», ha detto.

Le elezioni generali di metà marzo erano state vinte dal partito di Rutte, di centrodestra, che governa il paese dal 2010. Rutte aveva poi avviato i negoziati per la formazione di una nuova coalizione di governo. Una settimana fa, però, i negoziati si erano interrotti a causa della pubblicazione sui giornali di una fotografia, che aveva fatto molto discutere.

De formatiepapieren van Kajsa Ollongren. Een ANP-fotograaf zoomde in. Daardoor zijn de aantekeningen gedeeltelijk leesbaar. Op het papier is onder meer te lezen: ‘positie Omtzigt, functie elders’.

Ik zeg maar even niks…. pic.twitter.com/pK934S13js

— Henk Krol (@HenkKrol) March 25, 2021

Nella foto c’era la deputata Kajsa Ollongren che lasciava la sede del parlamento olandese dopo aver saputo di essere risultata positiva al test per il coronavirus. L’immagine mostrava Ollongren, che guidava i colloqui per il nuovo governo, tenere in mano dei documenti che contenevano i dettagli dei negoziati in corso. Su uno di questi fogli c’era scritto: «Posizione Omtzigt, incarico altrove».

Peter Omtzigt è un parlamentare del partito Appello cristiano democratico (CDA), molto critico nei confronti di Rutte e molto conosciuto perché è anche grazie a lui che era stato reso pubblico lo scandalo legato ai sussidi familiari che lo scorso gennaio portò alle dimissioni del precedente governo Rutte.

Il terzo governo Rutte, in carica dal 2017, si era dimesso a seguito di un rapporto parlamentare dal quale era emerso l’approccio molto aggressivo utilizzato dallo stato, a partire dal 2012, per chiedere a circa 20mila famiglie la restituzione dei sussidi mensili ricevuti come contributo alla crescita dei figli: le famiglie erano state anche accusate di frode e portate in tribunale. A causa di un severo meccanismo della legge, a molte di loro era stato poi impedito di appellarsi alla decisione. Dopo molti anni si era scoperto che le famiglie in questione – metà delle quali erano formate da persone con la doppia cittadinanza, quindi di origine straniera – erano state perseguite per un errore burocratico. Nel frattempo, però, alcune di loro si erano indebitate per risarcire il governo, e in generale avevano gestito le accuse con grandissime difficoltà.

La scorsa settimana, dopo la pubblicazione della foto con i documenti tenuti in mano dalla negoziatrice Kajsa Ollongren, Rutte aveva detto ai giornalisti di non aver mai discusso della nomina politica di Omtzigt durante i suoi colloqui, continuando a sostenere questa posizione anche nei giorni successivi. Ollongren e l’altra negoziatrice avevano anche inviato una lettera alla Camera in cui si affermava che Omtzigt non era mai stato menzionato.

Giovedì 1 aprile sono stati resi pubblici i verbali dei colloqui dai quali emerge invece che Rutte non aveva detto la verità. Rutte avrebbe effettivamente parlato di Omtzigt ipotizzando che potesse ottenere «un ruolo di rilievo». E questo, sospettano i suoi accusatori, per mettere a tacere una figura particolarmente critica nei suoi confronti rimuovendola dalla Camera e assegnandole un incarico ministeriale.

Dopo la pubblicazione dei verbali, Rutte ha sostenuto di non aver mentito, ma solamente di non essersi ricordato quella parte della discussione: ha dunque spiegato di aver risposto alle domande dei giornalisti «in buona fede»: «Sto dicendo la verità». E ha anche aggiunto di essersi ricordato il passaggio su Omtzigt solo quando giovedì mattina ha ricevuto una telefonata: si è però rifiutato di dire da parte di chi e anche per questo è stato molto criticato durante il dibattito.

Giovedì 1 aprile, la discussione parlamentare è stata molto lunga e molto dura nei confronti di Rutte. «Non ti rendi conto che il tuo tempo è scaduto?» ha detto Wilders. «Come puoi, nella più grande crisi che ci troviamo ad affrontare, ripristinare una fiducia che è stata nuovamente danneggiata?», ha chiesto Sigrid Kaag. Ha parlato anche Ollongren. Si è scusata, e citando la lettera in cui si afferma che non era stato fatto alcun riferimento al deputato Omtzigt durante i colloqui, ha riconosciuto che non era corretta: «La Camera è stata informata in modo errato». Ha però spiegato che nei suoi appunti non aveva scritto nulla su questo commento perché non l’aveva ritenuto rilevante: i verbali completi poi resi pubblici non sono stati redatti da lei, ma da altre persone dello staff presenti ai colloqui che comunque, ha ammesso, erano sotto la sua responsabilità.

Il deputato coinvolto, che mercoledì aveva giurato come membro del parlamento, non era presente al dibattito. Dopo la pubblicazione della foto ha dichiarato che la sua “rimozione” dal parlamento era «un affronto all’elettorato del paese».

Dopo l’ampia approvazione della mozione di censura, anche da parte di tutti i possibili futuri partner di coalizione di Rutte, il primo ministro uscente ha detto che intende comunque proseguire le negoziazioni per cercare di formare un nuovo governo: «Il parlamento mi ha dato un messaggio serio e farò del mio meglio per riconquistare la fiducia».

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