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Come soccorrere qualcuno in arresto cardiaco

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L’arresto cardiaco occorso al calciatore danese Christian Eriksen, durante la partita degli Europei tra Danimarca e Finlandia, ha generato sentimenti condivisi di commozione e numerose manifestazioni di affetto e solidarietà verso il calciatore e i suoi familiari. Tutta la catena di interventi tempestivi di soccorso al giocatore e di gestione dell’emergenza ha suscitato da un lato molti apprezzamenti e dall’altro curiosità e ammirazione per la prontezza e la lucidità con cui soprattutto i giocatori, prima ancora dell’arrivo dei medici, hanno fatto scelte corrette e probabilmente contribuito in modo determinante alla sopravvivenza del loro compagno di squadra.

Viene spesso ripetuto quanto sia importante che una conoscenza delle principali tecniche di primo soccorso, evidentemente note a molti atleti nello sport agonistico, sia condivisa da una parte della popolazione quanto più estesa possibile, in modo da aumentare le probabilità di sopravvivenza delle persone colpite da arresto cardiaco e di limitare eventuali esiti invalidanti. Casi come quello di Eriksen lo confermano. Alcuni compagni di squadra vicini al punto del terreno di gioco in cui era caduto lo hanno immediatamente messo in posizione laterale di sicurezza, una tecnica di primo soccorso utilizzata per permettere a una persona in stato di incoscienza di mantenere libere le vie respiratorie. Alcune delle cose che si imparano a un corso di primo soccorso, un’attività da sempre raccomandata e consigliata dalle autorità, obbligatoria per alcuni addetti in ogni luogo di lavoro, e la cui utilità fondamentale è stata resa evidente a molti da quanto successo sabato.

I medici hanno raggiunto e soccorso Eriksen, che era privo di sensi ma respirava ancora al momento del loro arrivo. «C’era battito, poi all’improvviso non lo abbiamo più sentito», ha detto il medico danese Morten Boesen descrivendo gli attimi prima dell’esecuzione delle manovre di rianimazione cardio-polmonare (RCP). Il primo tentativo eseguito tramite defibrillazione – la somministrazione di una scarica elettrica al cuore del soggetto – è stato sufficiente a ripristinare il ritmo cardiaco di Eriksen, ha spiegato Boesen.

Nel frattempo, il capitano della Danimarca Simon Kjaer aveva dato indicazioni ai giocatori di formare un cerchio intorno a Eriksen rimanendo in piedi con le spalle rivolte verso il compagno a terra, per permettere ai medici di lavorare senza essere inquadrati dalle telecamere e senza sentirsi osservati dagli spettatori. Anche questa decisione, insieme alle altre, è stata molto apprezzata.

La posizione laterale di sicurezza (PLS) fa parte di una tecnica di primo soccorso piuttosto familiare agli spettatori di eventi sportivi e di partite di calcio in diretta. Se un giocatore perde i sensi, in seguito a uno scontro o per altre ragioni, è frequente vedere i suoi compagni affrettarsi a sistemarlo in posizione laterale di sicurezza per impedire che le vie respiratorie – che permettono l’ossigenazione di cuore e cervello – possano essere ostruite, per esempio, dalla lingua stessa del giocatore.

Sebbene sia una delle manovre che potrebbe essere necessario eseguire su un soggetto privo di sensi, mettere il soggetto in PLS – secondo i suggerimenti condivisi da diversi enti e organizzazioni che si occupano di primo soccorso – non è in assoluto la prima cosa da fare, per il personale non sanitario. Gli operatori ricordano infatti che, posizionando un soggetto in PLS, si sottopone la colonna vertebrale a sollecitazioni. È quindi una manovra da evitare qualora, in base alla dinamica dell’incidente o ai dati evidenti, si abbia il sospetto o la certezza di un trauma alla colonna vertebrale, nel qual caso l’immobilizzazione è generalmente considerata una misura per evitare di aggravare eventuali lesioni esistenti.

Sia la rianimazione cardiopolmonare (RCP) che la messa in posizione laterale di sicurezza (PLS) richiamano una più ampia sequenza di operazioni di supporto di base alle funzioni vitali nota con la sigla BLSD (Basic Life Support and Defibrillation), che può essere determinante per salvare la vita di una persona. L’intera procedura si basa su linee guida condivise dall’European Resuscitation Council, il Consiglio interdisciplinare europeo per la medicina di rianimazione e le cure mediche di emergenza. In generale, nessuna azione deve essere intrapresa senza aver prima valutato la situazione.

L’obiettivo del BLSD è quello di riconoscere i segni di un arresto cardiaco e respiratorio, in modo da attivare correttamente la catena del soccorso tramite una chiamata di emergenza (il 112 in Europa). Ma la prima cosa da fare è sempre una valutazione – rapida ma attenta – della situazione e del luogo in cui si trova la persona da soccorrere, per escludere che le cause dell’emergenza possano continuare a mettere a rischio la sicurezza di quella persona o la propria: insomma se persiste una situazione di pericolo. Soltanto dopo questa valutazione, è consigliabile procedere alla verifica dello stato di coscienza del soggetto.

Le linee guida suggeriscono di «scuotere la persona con delicatezza» e chiamarla ad alta voce. Se la persona è priva di sensi, la procedura prevede di chiedere altro aiuto ad alta voce e intanto verificare la respirazione della persona distesa sulla schiena inclinando delicatamente la sua testa all’indietro in modo da sollevarle leggermente il mento. Bisogna quindi ascoltare e percepire il respiro della persona, controllando allo stesso tempo gli eventuali movimenti ritmici e regolari del torace e dell’addome. Questa verifica non deve impiegare complessivamente più di dieci secondi, perché in caso di assenza di respiro eventuali ritardi nelle operazioni successive di BLSD potrebbero compromettere le possibilità di sopravvivenza della persona.

È possibile e consigliabile mettere un soggetto privo di sensi in posizione laterale di sicurezza (PLS) soltanto se respiro e battito cardiaco sono presenti, e in assenza di traumi evidenti. Prima di ruotare il soggetto in posizione laterale, occorre posizionargli un braccio in posizione trasversale sul torace e sollevargli l’altro in alto, piegato ad angolo retto. A quel punto il soccorritore afferra con una mano la spalla del soggetto e con l’altra la parte inferiore del ginocchio, e ruota il corpo del soggetto finché il torace e la testa non sono rivolti verso il pavimento, con la testa adagiata sul dorso della mano precedentemente posizionata sul torace.

Se la persona soccorsa non respira, o respira in modo anormale, la cosa da fare subito e obbligatoriamente è una chiamata al 112, che allerti il sistema di emergenza sanitaria. È consigliabile inoltre verificare insieme ad altre persone accorse sul luogo dell’evento, se ce ne sono, l’eventuale presenza di un defibrillatore semiautomatico (DAE) nelle vicinanze. In attesa dell’arrivo del personale medico potrebbe essere necessario eseguire una rianimazione cardiopolmonare (RCP). Si effettua sempre con la persona da rianimare in posizione supina, distesa sul pavimento (o comunque su un piano rigido).

La procedura richiede di scoprire il torace quanto basta per individuare la zona dove porre le mani per le compressioni toraciche e per poter applicare eventualmente le placche adesive del DAE. Per eseguire la RCP bisogna posizionare una mano al centro del torace (sulla metà inferiore dello sterno), appoggiarvi sopra l’altra mano e intrecciare le dita delle mani. La rianimazione prevede di alternare 30 compressioni toraciche – eseguite con una frequenza di circa due compressioni al secondo – a due ventilazioni (respirazione bocca-bocca) della durata di circa un secondo ciascuna, necessarie per aprire le vie aeree della persona soccorsa. Un consiglio ricorrente è di cantare mentalmente determinate canzoni – in particolare “Stayin’ Alive” dei Bee Gees – per mantenere la giusta frequenza di compressioni (anche se esiste un dibattito sull’efficacia di questo sistema). Esiste peraltro su Spotify una playlist compilata dal New York-Presbyterian Hospital, che mette insieme una lista di canzoni – tra cui “Sweet Home Alabama” dei Lynyrd Skynyrd e “Crazy in Love” di Beyoncé – con un tempo apparentemente adatto a eseguire la RCP.

La RCP dovrebbe proseguire fino all’arrivo del defibrillatore (DAE), se disponibile, o del personale medico. Secondo le normative italiane che regolano la distribuzione dei defibrillatori automatici esterni, «i defibrillatori devono essere collocati in posti facili da raggiungere e con un cartello che ne indichi la presenza con la dicitura e il simbolo del defibrillatore automatico esterno ben visibile». Non esistono tuttavia dati ufficiali sul numero di DAE sparsi in Italia. «Chi assiste a un malore non deve perdere tempo a cercare il defibrillatore nei dintorni, ma chiamare subito il 112 e iniziare immediatamente le manovre di rianimazione cardiopolmonare», disse nel 2017 al Corriere della Sera il referente nazionale della Croce Rossa Italiana.

Nei paesi industrializzati l’arresto cardiaco è considerato una delle principali cause di mortalità. Si stima che le persone che muoiono ogni anno per arresto cardiaco siano 400 mila in Europa e circa 60 mila in Italia, e che il 70 per cento degli arresti cardiaci avvenga in presenza di altre persone che potrebbero iniziare subito la RCP. Per questo è spesso ricordata da organizzazioni specializzate e autorità sanitarie l’importanza di partecipare a un corso di primo soccorso, in modo da imparare le corrette tecniche di rianimazione (in modo certamente più efficace rispetto, per esempio, a questo articolo).

– Leggi anche: Il volto più baciato del mondo

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