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Come stanno andando le vaccinazioni negli altri paesi

Tutti i governi europei speravano che con le prime settimane di primavera l’avanzamento della campagna vaccinale contro il coronavirus segnasse l’inizio della fine dell’epidemia: in realtà molti paesi stanno affrontando una nuova crescita dei contagi, sono stati costretti a ripristinare stringenti misure restrittive e soprattutto hanno grandi difficoltà a mantenere le aspettative sul ritmo delle somministrazioni dei vaccini. Le notizie dai paesi che hanno vaccinato di più, dagli Stati Uniti a Israele, sono molto incoraggianti, ma la situazione in Europa è perlopiù diversa e generalmente più indietro, anche se alcuni paesi sono riusciti a mantenere alti ritmi di somministrazione già da gennaio, proteggendo fin da subito le persone più anziane nonostante i ritardi e i tagli alle consegne da parte delle aziende farmaceutiche.

La campagna vaccinale era stata organizzata da una base di partenza identica per ogni paese europeo, ma il caso AstraZeneca ha stravolto i piani e creato caos a livello internazionale: le autorizzazioni iniziali solo per le persone più giovani hanno costretto i paesi a rivedere la campagna vaccinale anticipando la somministrazione ad alcune categorie, poi il «possibile legame» tra la vaccinazione e alcuni casi molto rari di problemi circolatori hanno portato molti ministeri della Salute a consigliare AstraZeneca solo per le persone meno giovani. Queste limitazioni all’uso di AstraZeneca influiranno soprattutto sull’organizzazione delle campagne vaccinali, che dovranno essere ripensate in molti paesi europei. Per giunta, l’incertezza e la confusione comunicativa di AstraZeneca e dei governi, unite all’allarmismo circolato su alcuni media e sui social network, hanno contribuito ad aumentare lo scetticismo di molte persone nei confronti del vaccino.

– Leggi anche: Per l’EMA c’è un «possibile legame» tra alcune rare trombosi e AstraZeneca

I tempi di fornitura dei vaccini e la capacità di somministrazione giornaliera sono due indicatori importanti per capire cosa succederà nei prossimi mesi. Finora in tutta Europa sono state consegnati 100 milioni di dosi e nel secondo trimestre le aziende produttrici si sono impegnate a fornirne altri 360 milioni: 200 milioni arriveranno da Pfizer-BioNTech, che dopo i ritardi iniziali ha rispettato i contratti sottoscritti con l’Unione Europea, 70 milioni da AstraZeneca contro i 180 milioni preventivati, 35 milioni da Johnson & Johnson e 35 da Moderna. Con queste nuove consegne, a cui però deve seguire una capacità di somministrazione triplicata rispetto a quella attuale, si potrebbe raggiungere l’ambizioso obiettivo di vaccinare il 70 per cento degli europei entro la fine dell’estate. Questo, però, al netto delle modifiche dovute al caso AstraZeneca.

Regno Unito


Il paese che tutti guardano con molta attenzione è il Regno Unito, che dopo essere uscito dall’Unione Europea è riuscito a negoziare in autonomia la fornitura dei vaccini e ha adottato una strategia molto aggressiva somministrando la prima dose a più persone possibili senza preoccuparsi troppo di conservare delle scorte per i richiami. Tralasciando i dati delle piccole nazioni, al momento il Regno Unito è il paese che è riuscito a vaccinare la più alta percentuale di abitanti dopo Israele: il 46 per cento delle persone ha ricevuto la prima dose del vaccino, ma solo l’8 per cento ha completato il ciclo vaccinale, per le ragioni strategiche spiegate prima. Oltre alla somministrazione a ritmi molto elevati, per settimane è stato in vigore un rigido lockdown che prevedeva il divieto di uscire di casa se non per motivi di salute o di necessità.

La combinazione tra la protezione del vaccino dopo la prima dose e le severe misure restrittive ha contribuito a far calare drasticamente i contagi e i ricoverati in terapia intensiva. Il primo ministro britannico Boris Johnson sta rispettando le promesse contenute nel piano di allentamento delle misure per limitare il contagio distinte in quattro fasi. Johnson ha confermato che, nella sola Inghilterra, a partire dal 12 aprile potranno riaprire i negozi non essenziali, parrucchieri, ristoranti e pub, palestre, zoo, parchi a tema e biblioteche. Johnson non si aspetta che l’epidemia scompaia entro la fine dell’estate, ma ha spiegato che con l’avanzamento della campagna vaccinale le conseguenze del coronavirus saranno più contenute e gestibili.

Germania


In Germania il 12,6 per cento degli abitanti ha ricevuto almeno la prima dose del vaccino e solo al 5,4 per cento è stato somministrato anche il richiamo. Queste percentuali sono molto simili a quelle di altri paesi come l’Italia, la Spagna e la Francia: con questi numeri è ancora presto per vedere effetti sull’andamento dei contagi. Negli ultimi mesi la Germania ha alternato aperture a chiusure e ha lasciato una certa libertà di decisione ai 16 Länder federali.

Come si vede dal grafico, dopo la crescita dei contagi di inizio gennaio c’è stata una discesa e poi un nuovo peggioramento a partire da marzo. La curva che mostra il numero di malati nelle terapie intensive non sembra aver ancora raggiunto il picco e il governo tedesco ha spiegato che il numero dei posti letto occupati nelle rianimazioni è preoccupante. Ulrike Demmer, portavoce del governo, ha detto che si sta valutando un nuovo lockdown generale, ma più breve rispetto a quelli introdotti nei mesi scorsi. «Abbiamo bisogno di un’incidenza di contagio che rimanga stabilmente sotto i 100 (casi settimanali ogni 100mila abitanti, ndr)», ha spiegato Demmer.

Francia


Lo scorso 31 marzo il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato il terzo lockdown generale, con misure restrittive in vigore per un mese a partire dal 3 aprile: divieto di spostamenti a più di 10 chilometri da casa, scuole chiuse almeno fino al 26 aprile, mantenimento del coprifuoco, chiusura dei negozi non essenziali e obbligo di smart working. Dall’inizio di gennaio sembrava che il numero di nuovi casi fosse sotto controllo, invece c’è stata una nuova crescita a partire da marzo.

Macron ha ammesso che sono stati commessi errori nella gestione dell’emergenza. A questo si aggiunge un inizio di campagna vaccinale piuttosto confuso: nei primi due mesi dell’anno, in Francia i ritmi di vaccinazione sono stati più lenti rispetto a quelli di altri paesi europei come l’Italia, e c’è stata un’accelerazione solo dalla fine di febbraio. Al momento il 13,7 per cento dei francesi ha ricevuto almeno una dose di vaccino e il 4,6 per cento degli abitanti ha completato il ciclo vaccinale.

Spagna


Per ora la Spagna sembra aver evitato una ripresa dei contagi come avvenuto a marzo in molti altri paesi europei, anche se l’incidenza non sta più calando dalla fine di febbraio. La Navarra, Madrid e i Paesi Baschi, insieme alle città autonome di Ceuta e Melilla, dove l’incidenza supera la soglia di 250 contagi alla settimana ogni 100mila abitanti, continuano ad essere considerati territori a rischio.

In Spagna il 13,1 per cento degli abitanti ha ricevuto almeno la prima dose del vaccino e anche qui il governo è alle prese con il caso AstraZeneca: la somministrazione è stata limitata alle persone con più di 60 anni e la ministra della sanità, Carolina Darias, ha detto che si sta valutando di approvare l’uso di una seconda dose diversa rispetto alla prima. Al momento però non ci sono studi che dimostrino l’efficacia di questa soluzione.

In questa infografica è possibile consultare l’andamento delle campagne vaccinali e la curva di contagi, ricoverati in terapia intensiva e decessi in tutti i paesi europei e anche in gran parte dei paesi del resto del mondo. Basta cliccare sul filtro per scegliere il paese. In tutto il mondo, il paese che ha vaccinato la più alta percentuale di persone è Israele, dove il 61 per cento degli abitanti ha ricevuto almeno una dose e oltre il 56 per cento ha ricevuto anche il richiamo.

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