Didier Claes, La passione per le arti classiche dell’Africa Nera

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Nato a Kinshasa da madre congolese e padre belga, Didier Claes attraversa il paese in lungo e in largo fin da bambino in compagnia del padre, mercante d’arte ed esperto scientifico per conto dei musei nazionali del Congo. Claes cresce circondato da autentici oggetti africani e impara a distinguere tecniche, culture e tradizioni. Alla fine dell’adolescenza si stabilisce in Belgio e dal 1989 inizia a viaggiare da solo in Zaire, dove, grazie ai numerosi dialetti che conosce, approfondisce le proprie conoscenze. Benché in Africa gli oggetti d’arte siano sempre più rari, è convinto che riuscirà ancora a trovare tesori nascosti. Grazie al suo occhio infallibile e alla sua cultura, scopre così un pezzo unico, facendosi conoscere sul mercato dell’arte africana. Oggi, la galleria Didier Claes vanta una prestigiosa sede nel quartiere Ixelles di Bruxelles e conta tra i propri clienti numerosi collezionisti, nonché importanti musei internazionali.

Statue Buyu – Republic Democratic of the Congo XIXe – XXe / Wood- h. 59 cm

Didier Claes, come influisce sul mercato dell’arte la crisi sanitaria che viviamo?


L’impatto si fa sentire, e continuerà a essere così, poiché siamo ancora lontani dalla fine della crisi. In certi casi, anzi, è appena cominciata. Il funzionamento delle gallerie ne è direttamente colpito. D’altra parte, i collezionisti, gli appassionati e i rivenditori al momento non possono viaggiare: vale tanto per i galleristi che si spostano per incontrare autori di arte contemporanea quanto per i commercianti alla ricerca di oggetti nelle grandi collezioni in tutto il mondo. Il mercato ha notevolmente rallentato. Purtroppo, finché le restrizioni sanitarie permarranno, sarà difficile definire l’impatto effettivo della crisi.

Quale ruolo svolge l’arte nei periodi di fragilità sociale?


Ci aiuta a mantenere le relazioni, a restare in contatto. Per me personalmente, l’arte è sempre stata un modo per riconciliarmi e interrogarmi. Questi momenti difficili si rivelano spesso fonte di ispirazione per gli artisti.

Durante il lockdown, come avete mantenuto i rapporti con i vostri collezionisti?


Durante il lockdown, i commercianti hanno dovuto raddoppiare gli sforzi per mantenere, in un modo o nell’altro, i contatti con i collezionisti e continuare a proporre opere, per esempio in video-conferenza, in certi casi con presentazioni personalizzate per soddisfare le aspettative di collezionisti e appassionati.

Dopo la pandemia, il mercato dell’arte riuscirà a tornare come prima? O crede che sarà l’occasione per sviluppare nuove strategie?


Dopo ogni crisi, il mondo si risveglia sempre cambiato, benché l’essere umano sia in grado di adattarsi e riprendere le vecchie abitudini. Di sicuro, il mercato dell’arte, così come tutti i grandi mercati economici, trarrà le dovute lezioni da questa pandemia. L’impatto si fa sentire soprattutto sulle modalità di lavoro, che evolvono, come nel caso del web. Chi già lo utilizzava ha forse intensificato il proprio modo di lavorare in questo senso. Chi invece non lo utilizzava ha deciso in gran parte di iniziare a servirsene di più. Il nostro modo di imparare e di percepire sarà probabilmente molto diverso.

La sua esperienza nel campo dell’arte africana la porta spesso a viaggiare. Quali sono state le sue scoperte più importanti?


L’arte africana, così tutti gli altri ambiti artistici, porta a viaggiare spesso, sia per acquistare nuovi pezzi che per approfondire le proprie conoscenze, in particolare visitando musei in tutto il mondo.


Tuttavia, i miei viaggi in Africa sono soprattutto di piacere, perché gli oggetti d’arte africana di un certo valore e di determinate epoche non si trovano più nel continente. Gli acquisti avvengono dunque soprattutto nei paesi occidentali e negli Stati Uniti, grazie all’incontro con i collezionisti che hanno potuto acquistarli in certi periodi e vorrebbero rivenderli oggi.


Per quanto riguarda la mia scoperta principale, si tratta senza dubbio della bambola vudù che ho rintracciato presso una famiglia belga qualche anno fa. Quanto invece alla mia recente grande scoperta, è un pezzo molto importante che ho reperito in un museo, ma al momento non posso rivelare altro.

La sua galleria allestisce ogni anno una mostra sull’arte africana alla BRAFA Art Fair di Bruxelles. Come seleziona le opere?


La BRAFA, evento importante sia in Belgio che a livello internazionale, è la fiera che preferisco. La mia galleria partecipa da diversi anni, quest’anno sarà il ventesimo. La BRAFA rappresenta un momento di incontro imprescindibile, poiché il Belgio è una delle culle dell’arte africana e i collezionisti sono numerosi.


A ogni edizione porto in fiera una mostra tematica, che richiede lunghi anni di preparazione prima di arrivare a maturità ed essere pronta per l’esposizione.


Per quanto riguarda la selezione delle opere classiche, non si può parlare propriamente di un filo conduttore stabilito a priori. La selezione avviene a mano a mano che scopro queste opere, che le incontro.

DIDIER CLAES Bruxelles


www.didierclaes.com

BRAFA Art Fair Bruxelles


24 – 21.1.2021


www.brafa.art