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Gli attentati terroristici di Bruxelles di cinque anni fa

In un’intervista ad AFP l’ex primo ministro belga Charles Michel ha ricordato gli attentati terroristici compiuti a Bruxelles il 22 marzo del 2016, cinque anni fa.

Michel, primo ministro del Belgio dal 2014 al 2019, ricordando gli attentati ha detto che «il paese non è stato più lo stesso dopo quegli attacchi. Una minaccia che fino a quel momento avevamo creduto soltanto teorica divenne molto reale».

Negli attacchi, rivendicati dall’ISIS (o Stato Islamico), furono uccise in tutto 32 persone e altre 340 furono ferite. Assieme agli attacchi compiuti a Parigi nel gennaio del 2015, quelli di Bruxelles sono tra i più gravi attentati terroristici subiti dai paesi europei negli ultimi anni.

– Leggi anche: Gli attacchi terroristici del 2016 a Bruxelles, in ordine

La mattina del 22 marzo del 2016, poco prima delle otto, all’aeroporto di Zaventem di Bruxelles ci furono due esplosioni causate da due attentatori suicidi: una nella zona delle partenze e una vicino alla zona degli arrivi. Poco dopo le nove, ci fu una terza esplosione nella stazione metropolitana di Maalbeek, nel centro della città, non lontano dalla zona dove si trovano le sedi delle principali istituzioni dell’Unione Europea.

Michel ha detto di essere rimasto «segnato» dal momento in cui l’allora ministro dell’Interno Jan Jambon lo informò delle esplosioni all’aeroporto e che dopo i primi due attacchi, mentre raggiungeva in auto la sede dell’Unità di crisi, in centro città, notò che la vettura era passata sopra ad alcuni vetri rotti e capì che c’era stato un altro attacco: «Si aveva davvero l’impressione che ci sarebbero stati altri attacchi (…) in un’azione coordinata e sincronizzata». Nei giorni successivi, ha spiegato Michel, «vivevamo come sotto assedio, la sicurezza era diventata un’ossessione».

Il re Filippo e la regina Matilde del Belgio durante la cerimonia in memoria dei 5 anni dagli attentati terroristici di Bruxelles. (Yves Herman/ Pool Photo via AP)

Il problema del Belgio con il terrorismo islamico e il jihad era noto già da diverso tempo: sia per la presenza di una consistente e poco integrata comunità musulmana, sia per la grande instabilità politica e una certa disorganizzazione delle autorità antiterrorismo.

Prima degli attentati del 22 marzo, la presenza della polizia e dell’esercito nelle strade di Bruxelles era stata rafforzata: pochi giorni dopo gli attacchi terroristici di Parigi del gennaio del 2015, era infatti emerso che gli attentatori erano cittadini belgi oppure francesi che avevano vissuto a lungo in Belgio; una settimana dopo, la polizia aveva trovato e ucciso a Saint-Denis, in Francia, Abdelhamid Abaaoud, cittadino belga considerato l’ideatore dell’attacco. Per diversi giorni le operazioni di polizia collegate agli attacchi di Parigi erano andate avanti soprattutto in Belgio e precisamente a Molenbeek, un comune alla periferia di Bruxelles.

Il 18 marzo del 2016, quattro giorni prima degli attentati, proprio a Bruxelles si era svolta la grossa operazione antiterrorismo in cui era stato arrestato Salah Abdeslam, che si ritiene essere l’unico attentatore di Parigi ancora vivo.

– Leggi anche: La bugia dietro l’omicidio di Samuel Paty

Dopo gli attentati del 22 marzo, sia Jambon che il ministro della Giustizia, Koen Geens, vollero dare le dimissioni, ma Michel si rifiutò di accogliere la loro richiesta: «Sarebbe stato irresponsabile aggiungere una crisi politica a un periodo di estrema pressione sulla sicurezza del paese», ha detto Michel: «Il Belgio non aveva avuto esperienza di gesti di violenza simili fin dalla Seconda guerra mondiale». Michel ha aggiunto che gli attacchi terroristici sono stati uno «shock terribile» per il Belgio, e hanno avuto a lungo effetti sulla reputazione del paese, che però adesso secondo lui è migliorata.

Nella seconda metà del 2021 dovrebbe iniziare il processo a dieci delle tredici persone sospettate di essere coinvolte negli attentati del 22 marzo. Oltre ad Abdeslam, tra gli imputati ci sarà anche Mohamed Abrini, ovvero “l’uomo col cappello” dell’aeroporto di Bruxelles, cioè l’unico tra i tre attentatori che non si era fatto esplodere e che era a sua volta sospettato di essere coinvolto negli attentati di Parigi.

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