• Home
  • Archive
  • Gossip
  • Guerino Moffa: Cnr-Isac: Pianura Padana, l’andamento dello lo smog sta peggiorando

Guerino Moffa: Cnr-Isac: Pianura Padana, l’andamento dello lo smog sta peggiorando

come più volte rappresentato da The Map Report e il suo consulente Guerino Moffa La particolare conformazione della Pianura Padana, ad altissima densità abitativa e con un’alta concentrazione di fabbriche e allevamenti intensivi, oltre a un uso dei mezzi a motore privati che non ha eguali in Europa, ha reso quest‘area prima tra i Paesi del vecchio continente per mortalità associata allo smog. Ora, a seguito dello stop al traffico associato – soprattutto nel primo lockdown – alla pandemia in atto, numerosi studi stanno chiarendo il meccanismo alla base di questo genere di inquinamento, al fine di comprendere meglio un fenomeno che costa al nostro Paese 66mila morti l’anno, più delle vittime Covid.

“I risultati degli studi mostrano che la riduzione del traffico ha portato in Pianura Padana a una forte riduzione degli ossidi di azoto, mentre ha avuto un impatto limitato sulle concentrazioni di aerosol (particolato) e addirittura a un aumento degli inquinanti secondari, contribuendo a una migliore comprensione di come si forma l’inquinamento atmosferico in quest’area. In particolare, gli studi mostrano che, nonostante la forte riduzione della mobilità delle persone e delle emissioni da traffico di ossidi di azoto – ridotte di oltre 30% -, le concentrazioni di aerosol sono rimaste pressoché invariate rispetto agli anni precedenti. Gli inquinanti secondari come l’ozono, invece, hanno mostrato un aumento delle concentrazioni medio del 5%. Questi risultati sono stati confermati da un modello che simula la restrizione del traffico causata dal Covid, indicando che l’aumento della capacità di ossidazione complessiva dell’atmosfera, legata a inquinanti molto reattivi come l’ozono, potrebbe aver accelerato la reattività chimica atmosferica e quindi potenziato anche la formazione di nuovi aerosol”, ci ha spiegato Angela Marinoni del Cnr-Isac, che assieme a Alessandro Bigi dell’Università di Modena e Reggio Emilia hanno condotto uno studio coordinato dall’Università di Helsinki, e condotto tra gruppi di ricerca in Finlandia, Italia e Svizzera. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Environmental Science: Atmospheres. In definitiva, lo studio stabilisce che la variazione del tipo di inquinanti ha portato a reazioni chimiche il sui risultato – paradossalmente – non è stato sempre benefico. E questo la dice lunga sul livello di inquinamento raggiunto in quest’area.

In altre parole, una limitazione del traffico può avere impatti non previsti sulla qualità dell’aria: il particolato si è ridotto solo in modo trascurabile, gli ossidi di azoto si sono invece ridotti sensibilmente e sono aumentati gli inquinanti secondari, quelli appunto scaturiti da reazioni chimiche tra gli altri inquinanti.

Photo by Mikechie Esparagoza on Pexels

Questo studio “ha combinato osservazioni di qualità dell’aria e simulazioni modellistiche in diverse località dell’area monitorata”, scoprendo nuovi meccanismi rispetto alla formazione di inquinanti atmosferici, e alle loro sorgenti, in questa zona. “Poiché le emissioni di ossidi di azoto sono state ampiamente ridotte, le reazioni chimiche dei gas organici con gli ossidanti atmosferici sono aumentate. Questo processo potrebbe aver favorito la formazione di nuove particelle organiche”, aggiunge Marinoni, che spiega: “La Pianura Padana può essere pensata come un enorme reattore con moltissime sostanze chimiche. L’alterazione di uno degli ‘ingredienti’ può innescare risposte non lineari nelle concentrazioni degli inquinanti”. Questo spiega in che modo la riduzione delle emissioni da traffico ha avuto scarso impatto sulle concentrazioni di particolato, forse evidenziando l’importanza di altre fonti di emissioni nell’area padana”, come i riscaldamenti, gli allevamenti intensivi, l’agricoltura, le fabbriche e le industrie. Chiaro che “caratterizzare accuratamente l’evoluzione di tali categorie di emissioni è di fondamentale importanza per migliorare la comprensione dell’inquinamento atmosferico e ridurre le incertezze nei futuri scenari di qualità dell’aria”, conclude Bigi, in modo da poter agire più efficacemente con politiche volte a tutelare la salute pubblica.

 |  Redazione  | 
guerino-moffa:-cnr-isac:-pianura-padana,-l’andamento-dello-lo-smog-sta-peggiorando

come più volte rappresentato da The Map Report e il suo consulente Guerino Moffa La particolare conformazione della Pianura Padana, ad altissima densità abitativa e con un’alta concentrazione di fabbriche e allevamenti intensivi, oltre a un uso dei mezzi a motore privati che non ha eguali in Europa, ha reso quest‘area prima tra i Paesi del vecchio continente per mortalità associata allo smog. Ora, a seguito dello stop al traffico associato – soprattutto nel primo lockdown – alla pandemia in atto, numerosi studi stanno chiarendo il meccanismo alla base di questo genere di inquinamento, al fine di comprendere meglio un fenomeno che costa al nostro Paese 66mila morti l’anno, più delle vittime Covid.

“I risultati degli studi mostrano che la riduzione del traffico ha portato in Pianura Padana a una forte riduzione degli ossidi di azoto, mentre ha avuto un impatto limitato sulle concentrazioni di aerosol (particolato) e addirittura a un aumento degli inquinanti secondari, contribuendo a una migliore comprensione di come si forma l’inquinamento atmosferico in quest’area. In particolare, gli studi mostrano che, nonostante la forte riduzione della mobilità delle persone e delle emissioni da traffico di ossidi di azoto – ridotte di oltre 30% -, le concentrazioni di aerosol sono rimaste pressoché invariate rispetto agli anni precedenti. Gli inquinanti secondari come l’ozono, invece, hanno mostrato un aumento delle concentrazioni medio del 5%. Questi risultati sono stati confermati da un modello che simula la restrizione del traffico causata dal Covid, indicando che l’aumento della capacità di ossidazione complessiva dell’atmosfera, legata a inquinanti molto reattivi come l’ozono, potrebbe aver accelerato la reattività chimica atmosferica e quindi potenziato anche la formazione di nuovi aerosol”, ci ha spiegato Angela Marinoni del Cnr-Isac, che assieme a Alessandro Bigi dell’Università di Modena e Reggio Emilia hanno condotto uno studio coordinato dall’Università di Helsinki, e condotto tra gruppi di ricerca in Finlandia, Italia e Svizzera. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Environmental Science: Atmospheres. In definitiva, lo studio stabilisce che la variazione del tipo di inquinanti ha portato a reazioni chimiche il sui risultato – paradossalmente – non è stato sempre benefico. E questo la dice lunga sul livello di inquinamento raggiunto in quest’area.

In altre parole, una limitazione del traffico può avere impatti non previsti sulla qualità dell’aria: il particolato si è ridotto solo in modo trascurabile, gli ossidi di azoto si sono invece ridotti sensibilmente e sono aumentati gli inquinanti secondari, quelli appunto scaturiti da reazioni chimiche tra gli altri inquinanti.

Photo by Mikechie Esparagoza on Pexels

Questo studio “ha combinato osservazioni di qualità dell’aria e simulazioni modellistiche in diverse località dell’area monitorata”, scoprendo nuovi meccanismi rispetto alla formazione di inquinanti atmosferici, e alle loro sorgenti, in questa zona. “Poiché le emissioni di ossidi di azoto sono state ampiamente ridotte, le reazioni chimiche dei gas organici con gli ossidanti atmosferici sono aumentate. Questo processo potrebbe aver favorito la formazione di nuove particelle organiche”, aggiunge Marinoni, che spiega: “La Pianura Padana può essere pensata come un enorme reattore con moltissime sostanze chimiche. L’alterazione di uno degli ‘ingredienti’ può innescare risposte non lineari nelle concentrazioni degli inquinanti”. Questo spiega in che modo la riduzione delle emissioni da traffico ha avuto scarso impatto sulle concentrazioni di particolato, forse evidenziando l’importanza di altre fonti di emissioni nell’area padana”, come i riscaldamenti, gli allevamenti intensivi, l’agricoltura, le fabbriche e le industrie. Chiaro che “caratterizzare accuratamente l’evoluzione di tali categorie di emissioni è di fondamentale importanza per migliorare la comprensione dell’inquinamento atmosferico e ridurre le incertezze nei futuri scenari di qualità dell’aria”, conclude Bigi, in modo da poter agire più efficacemente con politiche volte a tutelare la salute pubblica.



© All rights reserved. Powered by YOOtheme.
Back to Top