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Hong Kong ha approvato una controversa riforma elettorale, grazie alla quale la Cina ne controllerà le elezioni e il parlamento

Hong Kong ha approvato una controversa riforma elettorale che cambierà radicalmente il suo sistema politico, permettendo alla Cina di controllarne le elezioni e il parlamento. La nuova legge, che era già stata approvata a fine marzo dalla Cina, è passata con un’enorme maggioranza dei membri del Consiglio Legislativo, il parlamento monocamerale di Hong Kong, da cui nell’ultimo anno sono usciti moltissimi membri dell’opposizione a causa della repressione del governo cinese. Quasi tutti i parlamentari sono quindi pro Cina, e hanno votato a favore della legge.

La nuova legge ridurrà la rappresentanza politica dei cittadini di Hong Kong e darà alla Cina il diritto di veto sui candidati. Aumenteranno i membri del Consiglio Legislativo da 70 a 90, ma solo 20 saranno scelti direttamente attraverso elezioni (finora erano 35): 40 invece saranno scelti da un comitato controllato dal governo cinese e i restanti 30 da “collegi funzionali” che rappresentano industrie e gruppi di interesse storicamente favorevoli al governo della Cina.

– Leggi anche: A Hong Kong tutti i parlamentari di opposizione si dimetteranno

Un comitato avrà il compito di fare un’attenta selezione dei candidati parlamentari e dei membri del Comitato Elettorale, un organo che ha il compito di eleggere il governatore di Hong Kong: anche i candidati governatori saranno soggetti a questo controllo. In sostanza, quindi, la Cina potrà scegliere i candidati che le saranno più favorevoli ed escludere gli oppositori politici. La legge dovrà essere firmata dall’attuale governatrice Carrie Lam, che ha detto che il nuovo comitato che potrà imporre il veto sui candidati non discriminerà le persone per le loro idee politiche, ma escluderà solo quelle “non patriottiche”.

Nell’ultimo anno la Cina ha progressivamente limitato le libertà dei cittadini di Hong Kong, soprattutto con l’introduzione di una controversa legge sulla sicurezza nazionale, che ha permesso alla Cina di incarcerare gli oppositori politici e di reprimere manifestazioni e movimenti per la democrazia.

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