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Il restauro di Notre-Dame deve ancora cominciare

Sono passati due anni da quando un grande incendio bruciò parte della cattedrale di Notre-Dame, a Parigi, causando il crollo della grande guglia centrale e di due terzi del tetto. In questi anni si è proceduto principalmente alla messa in sicurezza della cattedrale, mentre i lavori di restauro veri e propri non sono ancora cominciati e probabilmente non inizieranno prima del 2022.

Le cause dell’incendio non sono ancora certe, ma dalle indagini svolte nei mesi successivi erano uscite due ipotesi prevalenti: un cortocircuito elettrico o un mozzicone di sigaretta spento male, da cui poi divampò il fuoco che bruciò il sottotetto della chiesa, la cosiddetta “foresta”, fatta di enormi travi di quercia che si incrociavano con scale e passatoie. Il fuoco raggiunse la flèche, la grande guglia posta sopra l’incrocio fra transetto e navata centrale, che dopo circa un’ora crollò davanti agli occhi e ai telefoni di migliaia di persone assiepate lungo la Senna.

Il presidente francese Emmanuel Macron aveva promesso che il restauro della cattedrale, uno dei monumenti più importanti della Francia, si sarebbe concluso entro il 2024, anno in cui Parigi ospiterà i Giochi Olimpici. Fin da subito quell’obiettivo era parso a molti irrealistico, ma il governo francese lo ha mantenuto come termine ultimo. Nel luglio del 2019 il governo aveva anche approvato una legge per accelerare i lavori che includeva, tra le altre cose, una detrazione fiscale eccezionale per le donazioni e meccanismi di controllo per assicurarne la corretta gestione.

A distanza di due anni i lavori per la messa in sicurezza di Notre-Dame stanno proseguendo, ma secondo le stime fatte lo scorso 2 aprile dal rettore della cattedrale, Patrick Chauvet, completare il restauro entro il 2024 non sarà possibile: ci vorranno almeno 15 o 20 anni. «Posso garantire che ce n’è di lavoro da fare», ha detto ad Associated Press.

Uno dei punti più discussi nei mesi successivi all’incendio era come si sarebbe dovuta ricostruire la flèche. Due giorni dopo l’incidente, il primo ministro francese Edouard Philippe dichiarò l’apertura di un concorso internazionale di architettura per decidere come ricostruire la parte mancante dell’edificio. La possibilità di rifare la guglia in una versione nuova e moderna fu molto contestata, e divenne anche un tema politico: il partito di estrema destra Front National rispose con la campagna TouchePasANotreDame, “non toccate Notre-Dame”.

Il dibattito fu in realtà piuttosto pretestuoso, dato che la flèche era stata costruita nell’Ottocento non rispettando i criteri estetici del Tredicesimo secolo. Quella originale era infatti stata demolita alla fine del Settecento perché, indebolita dalle intemperie, stava diventando pericolosa. Alla fine, comunque, nel luglio del 2020 il governo di Macron decise che la guglia sarebbe stata ricostruita com’era, sostenendo che il concorso avrebbe rallentato il restauro della cattedrale.

Finora il lavoro principale svolto è stata la messa in sicurezza di Notre-Dame, con la rimozione dei ponteggi che erano stati allestiti intorno alla cattedrale nel 2018 per un’operazione di restauro e rimasti danneggiati nell’incendio. I ponteggi metallici, montati per pulire dai residui dello smog la parte esterna della flèche, resistettero al fuoco ma ne vennero danneggiati.

All’inizio dei lavori successivi all’incendio, la struttura era stata stabilizzata tramite la costruzione di un’altra impalcatura, prima di rimuovere i ponteggi danneggiati. L’operazione aveva subito diversi rallentamenti, prima a causa di una gestione incauta della presenza di piombo sotto forma di polveri nell’aria, a seguito della sua evaporazione dovuta all’incendio, e poi per la pandemia da coronavirus. Lo smantellamento dei vecchi ponteggi è stato completato nel novembre del 2020, ma per la completa messa in sicurezza della cattedrale si dovrà attendere la fine di quest’estate.

Si prevede che i lavori veri e propri di restauro possano iniziare solamente nel 2022, e comprenderanno diversi cantieri per la ricomposizione delle parti dell’edificio crollate, per la pulizia delle cappelle e del grande organo a canne, per il restauro delle vetrate e poi ovviamente per il rifacimento della guglia, del sottotetto e della parte di volta distrutta.

L’intera opera di restauro è coordinata dal generale Jean-Louis Georgelin, nominato a capo dei lavori da Macron subito dopo l’incendio, mentre a occuparsi della parte più tecnica è l’architetto Philippe Villeneuve, a capo delle opere di restauro della cattedrale fin dal 2013, e riconfermato anche dopo l’incendio.

Il fatto che la ricostruzione della struttura in legno della guglia e della cosiddetta “foresta” dovrà avvenire rispettando la versione originale ha implicato un lungo lavoro di ricerca di querce nelle foreste francesi. Originariamente la struttura era infatti fatta interamente in legno di quercia proveniente dalla provincia della Champagne. Per il restauro si utilizzeranno querce provenienti da diverse zone della Francia e si stima che siano in tutto 1.500 quelle necessarie.

Trovare le querce adatte è però un lavoro molto complicato, come ha raccontato di recente il Guardian. Devono avere infatti delle dimensioni ben precise, tra i 50 e i 90 centimetri di diametro e tra gli 8 e i 14 metri di lunghezza, e devono essere abbattute prima che la linfa risalga attraverso il tronco a marzo, altrimenti sarebbero troppo umidi. Dopo essere stati tagliati, i tronchi devono asciugare per 12-19 mesi prima di poter essere lavorati e quindi trasformati in travi. Al momento ne sono stati tagliati circa un migliaio, e altri verranno abbattuti entro il marzo 2022.

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