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In Germania si arieggiano troppo le case

Ai tedeschi piace molto tenere aperte le finestre delle loro case per arieggiarle, ha scritto Politico; anche in inverno, quando le temperature medie sono di poco superiori agli 0 °C. È un’abitudine sicuramente salutare (l’aria negli ambienti chiusi è in generale molto più inquinata di quella che respiriamo quando siamo all’aperto), ma ha una controindicazione: contribuisce a diminuire l’efficienza energetica degli edifici, perché ne compromette l’isolamento termico.

Per la Germania è un problema, perché ostacola il raggiungimento dei suoi obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, quelli che causano il cambiamento climatico e sono prodotti dalle attività umane – riscaldamento delle case compreso.

Si stima che nell’Unione Europea gli edifici, residenziali e non, siano responsabili approssimativamente del 40 per cento dei consumi di energia e del 36 per cento delle emissioni di anidride carbonica (CO2), che è il principale gas serra. Avere una casa con impianti di riscaldamento e aerazione efficienti e che sia adeguatamente isolata aiuta a consumare meno energia quando la si vuole riscaldare o raffreddare, e quindi a produrre meno emissioni.

Nel 2018 la Commissione Europea ha presentato una strategia di lungo termine per ridurre a zero le emissioni nette di gas serra e raggiungere così la “neutralità carbonica”, ovvero fare in modo che per ogni tonnellata di COo di un altro gas serra che si diffonde nell’atmosfera se ne rimuova altrettanta.

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In particolare, il programma di transizione energetica avviato dal governo tedesco, il cosiddetto Energiewende, ha l’obiettivo di ridurre il consumo di energia degli edifici residenziali e non residenziali dell’80 per cento entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990. Per questo in Germania sono state introdotte regole rigide sulle iniziative che riguardano il risparmio energetico, per esempio relative alla realizzazione degli impianti di riscaldamento o di ricambio dell’aria e alle varie tecniche per l’isolamento termico.

Secondo un articolo pubblicato sulla rivista Energy Research & Social Science, l’abitudine diffusa di tenere aperte a lungo le finestre per ventilare le stanze, “lüften” in tedesco, starebbe però ostacolando il raggiungimento di questi obiettivi.

Amelie Bauer, ricercatrice dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco e una delle autrici dello studio, ha detto a Politico che gli edifici ad alta efficienza energetica che ha analizzato la squadra di ricercatori autori dello studio erano «molto ben isolati», ma che chi ci abita «non ha capito del tutto» come funzionano gli impianti di riscaldamento e di ricambio dell’aria che vi sono installati. Uno dei punti cruciali è proprio che i residenti «preferiscono portare avanti le loro abitudini e continuare ad aprire le finestre per ventilare» la casa.

Per fare un esempio, all’interno di uno dei palazzi osservati dai ricercatori abitavano sia una donna tedesca che è abituata a tenere le finestre aperte per mantenere le temperature della sua casa a 19 °C, sia un uomo greco che preferisce una temperatura interna di addirittura 27 °C. Bauer ha spiegato che un impianto che permette di far circolare l’aria e di non disperdere il calore in un palazzo ad alta efficienza energetica – in cui c’è un unico sistema di aerazione e riscaldamento, comune a tutti gli appartamenti – viene messo sotto grande sforzo da abitudini di questo tipo.

Secondo i ricercatori, il problema è che da un lato c’è la tendenza a creare abitazioni efficienti a livello energetico, e dall’altro si ignora il fatto che le persone «fanno comunque di testa loro», e quindi il loro comportamento è molto diverso da quello immaginato in laboratorio dagli ingegneri che hanno progettato gli impianti.

Per Bauer il governo tedesco fa indubbiamente bene a preoccuparsi dell’efficienza energetica delle case, ma dovrebbe anche tenere in considerazione il modo in cui vivono i tedeschi.

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Un’altra persona che si è occupata ampiamente delle questioni relative all’efficienza energetica in Germania è Raymond Galvin, ricercatore dell’Università di Aquisgrana e Cambridge. Galvin ha spiegato che il modo corretto di ventilare una casa è il cosiddetto “Stoßlüften”, o metodo di ventilazione “shock”: per evitare la dispersione del calore e l’aumento dei consumi, bisognerebbe cioè aprire completamente le finestre per circa 3 minuti, se fuori è ventilato, o per massimo 10 minuti, se non tira vento.

Galvin ha detto che la maggior parte dei tedeschi sostiene di usare questo metodo, ma stando a quanto è emerso da una sua ricerca quasi nessuno lo fa davvero. Secondo Galvin, c’è una ragione in particolare che spiega il comportamento dei tedeschi, che ha a che fare con un elemento architettonico molto comune in Germania: il davanzale all’interno delle finestre.

(Jens Kalaene/ dpa- Zentralbild/ ZB via ANSA)

Galvin ha osservato che i tedeschi utilizzano i davanzali interni per posarvi sopra piantine che hanno bisogno di luce oppure cornici con fotografie e altre decorazioni. Dal momento che di norma le finestre si aprono verso l’interno e nessuno ha voglia di dover spostare le cose disposte sui davanzali ogni volta per aprirle completamente, spesso le finestre vengono aperte solo leggermente, oppure si aprono quelle basculanti, a vasistas, che permettono il passaggio di poca aria dall’alto.

Il problema è che servono anche due ore per ventilare una stanza che non abbia le finestre completamente aperte, ha detto Galvin: col risultato che i muri a poco a poco si raffreddano e per riscaldare nuovamente la stanza verrà consumata più energia.

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Secondo Galvin, non si può pensare che da un giorno all’altro cambino sia la struttura delle finestre sia i comportamenti dei tedeschi; d’altra parte, ha detto che è un peccato che un paese che di norma è «molto bravo nel design di tecnologie piuttosto efficienti» non riesca a riconoscere che c’è «un’incompatibilità» tra le necessità dei residenti e il modo in cui sono progettate le finestre in virtù di quello che dovrebbero poter fare.

Per Bauer una possibile soluzione sarebbero edifici con più circolazione d’aria naturale, visto che i sistemi attuali non sembrano andare incontro alle preferenze dei tedeschi. Bauer ha detto che in Germania ci sono circa 90 milioni di edifici, più o meno la metà dei quali dovranno essere ristrutturati nei prossimi 20 anni: con lavori meno intensi e anche meno costosi potrebbero comunque diventare più efficienti.

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