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Ivo a Trastevere a Roma, recensione: come sta la pizza romana nel cuore della città

Se parliamo di rinascimento della pizza romana e di nuova generazione della scrocchiarella, allora dobbiamo presupporre anche una “vecchia” generazione con il merito di aver spianato la strada alla conoscenza della pizza romana nella città in cui è nata. Queste realtà non sono tante, e si contano sulle punte delle dita: Ai Marmi, Remo, Ivo a Trastevere. Poi forse qualcun altro, ma in un piccolo angolo tra Trastevere e Testaccio, la pizza di Roma ha cominciato ad affermarsi e a suscitare un certo interesse.

Questi indirizzi sono diventati meta di grande interesse per i turisti da tutto il mondo, che fanno pazientemente la fila per accaparrarsi il tavolo, agguantare un supplì che fila, vedere quanto scrocchia una fetta di romanità. La pizza romana però, ha fatto molta più fatica di quella napoletana a farsi conoscere a livello nazionale, quindi questi luoghi, pur essendo paragonabili all’Antica Pizzeria da Michele o a Starita a Napoli, sono molto frequentati ma meno romanticizzati. Pur essendo luoghi che frequentano tutti, dai vip a turisti mordi e fuggi, dai trasteverini ai romani che abitano sotto il GRA. Come stanno questi posti? Eccoci da Ivo, nel cuore di Trastevere, per scoprirlo.

La storia e il locale

Ivo a Trastevere, Roma

Lo scenario è quello che conosciamo: su Via di San Francesco a Ripa una sfilza di tavolini accolgono altrettanti ospiti, con vassoi carichi di fritti e pizze croccanti. Idem all’interno, dove gli ambienti si snodano a matrioska scoprendo una sala dopo l’altra. Nessun fronzolo post-moderno impatta l’impressione di una pizzeria che è la stessa da anni. Almeno da quando Ivo Stefanelli l’aprì nel cuore di Trastevere nei primi anni ’60 per lasciarla oggi al figlio Ivano. Era prima di tutto un pasticcere (famoso per aver realizzato il profiterole più grande del mondo nel 1987) divenuto poi pizzaiolo.

Menu

Ivo a Trastevere Roma

Avete presente Roma? Una città sterminata dove si sono stratificate architetture ed epoche diverse? Il menu di Ivo mi sembra racchiuso in questa metafora. Le pizze sono tantissime, anche se con un numero contenuto di ingredienti. Ci sono gusti che fanno parte della tradizione romana, altri che sembrano rispondere all’esigenza di piacere a un pubblico più ampio possibile. Si possono gustare sia nella versione piccola che in quella grande, con un paio d’euro di differenza (panetto da 120 a 150 grammi). Del resto chi è appassionato di pizza sa che di tonde romane se ne possono mangiare anche due in grande scioltezza.

Le pizze

Come dicevamo, i gusti sono tanti, ma non mancano i classici della tonda romana: la margherita, la funghi, la capricciosa, la fiori e alici. Per i prezzi si parte dai 6 euro per non superare gli 11. Sbuca una Trastevere, con salmone, caviale e rughetta che non so spiegarmi e apre il capito “salmone” del menu. C’è un crostino con il salmone, c’è una bruschetta con il salmone, ci sono tre pizze con il salmone che tradiscono il tratto meno made in Rome dell’offerta. A parte per quel carciofo alla Giudia che sta lì fuori stagione ma che la mia vicina di tavolo, romanissima, ordina con molto entusiasmo (segno che insomma, ce le meritiamo anche noi le proposte più turistiche).

Il bere

Aprendo il menu (dove svetta il logo con il pallone da calcio perché Stefanelli era proprietario proprio di una squadra di quartiere), c’è una prima pagina dedicata ai drink con i classici (Spritz e Gin Tonic ad esempio), che non ti aspetti. Se sono tutti come il Negroni, la mano è un po’ pesante. Per il resto birre industriali sia alla spina che in bottiglia e una decina di etichette per i vini. Tre sono biologici e c’è qualche opzione alla mescita.

Come si mangia

Tra gli antipasti taglieri, capresi e altre proposte incentrate su prodotti italiani, e poi una sostanziosa carrellata di fritti, “tutti fatti in casa” mi rassicura il cameriere, tra cui crocchette, supplì, mozzarella di bufala a bocconcini fritta e panata, baccalà, cartoccio di verdure, patate fritte, polpette di bollito o di melanzane, che si possono raggruppare anche nella formula dell’antipasto misto (costa 12,50 euro).  Ma ci sono anche crostini e bruschette.

Le pizze sono ben condite, stese in modo uniforme e impeccabile, senza bruciacchiature e con olio a completare la cottura. La croccantezza c’è, la fetta è sostanziosa e accompagna bene il condimento. Si perde un pizzico di scioglievolezza nell’impasto e forse si potrebbe fare un lavoro migliore sugli ingredienti. Sul capitolo fritti invece, belle le panature, buoni i ripieni. Tutto fila bene. Non si arriva ai dolci dove sfido ad assaggiare il tiramisù, enorme, servito in una coppa di vetro che assomiglia molto ad una cornucopia.

Nota positiva per il servizio, molto veloce e cordiale. Nonostante la mole di persone, per l’interno il controllo del Green Pass è affidato a una persona specifica, poi si viene accomodati e serviti con velocità. Qualche imprecisione negli ordini (con numeri del genere ci può stare) che viene subito corretta. I tavolini sono piccini, in due ci si sta alla grande ma per le tavolate si va meno di lusso.

L’articolo Ivo a Trastevere a Roma, recensione: come sta la pizza romana nel cuore della città proviene da Dissapore.


Redazione

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