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La Cina ha ammesso che i suoi vaccini funzionano così così

Sabato il direttore del Centro cinese per il controllo delle malattie (CCDC), la principale agenzia statale che si occupa di sanità, ha ammesso che i vaccini contro il coronavirus prodotti in Cina offrono una protezione mediocre contro i sintomi della COVID-19. È un’ammissione piuttosto inusuale per il regime cinese, che raramente tende ad ammettere i propri errori e mancanze.

Durante una conferenza nella città di Chengdu, il direttore del CCDC Gao Fu ha detto che i vaccini sviluppati dalle aziende statali cinesi Sinopharm e Sinovac «non hanno un tasso di protezione molto elevato». Durante un’altra conferenza stampa di domenica, un altro funzionario dell’autorità sanitaria cinese, Wang Huaqing, ha aggiunto che diversi produttori cinesi stanno sperimentando alcuni nuovi vaccini basati sull’RNA messaggero (mRNA), come quelli sviluppati dalle aziende occidentali Moderna e Pfizer-BioNTech.

In Cina non è stato autorizzato l’utilizzo di alcun vaccino prodotto all’estero, mentre decine di milioni di dosi dei due vaccini prodotti in Cina sono state acquistate da diversi paesi, tra cui Messico, Turchia, Indonesia, Brasile e Ungheria. Nell’Unione Europea non sono stati autorizzati dalle autorità comunitarie: l’unico paese che sta somministrando un vaccino cinese, Sinopharm, è l’Ungheria.

Nei mesi scorsi la propaganda statale cinese aveva messo in dubbio la sicurezza e l’efficacia dei vaccini prodotti in Occidente, in particolare quello di Pfizer-BioNTech, che invece ha dimostrato livelli di efficacia altissimi tra gli individui al di sopra dei 65 anni di età come tra i giovanissimi. Gao stesso, a dicembre del 2020, aveva parlato di possibili effetti collaterali dei vaccini basati sull’mRNA.

Sui vaccini prodotti in Cina, invece, c’erano stati da subito parecchi dubbi da parte di esperti e ricercatori occidentali.

Il primo vaccino a essere autorizzato in Cina, lo scorso 30 dicembre, fu quello sviluppato da Sinopharm, un’azienda farmaceutica controllata dallo stato. Secondo le poche informazioni allora disponibili, il vaccino di Sinopharm aveva dimostrato un’efficacia del 79 per cento, molto inferiore rispetto ai primi vaccini approvati in Occidente (quelli sviluppati da Pfizer-BioNTech e Moderna) ma superiori agli standard richiesti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che richiedeva un’efficacia superiore al 50 per cento.

C’erano stati forti dubbi anche sull’efficacia del secondo vaccino autorizzato nel paese, quello prodotto dall’azienda cinese Sinovac Biotech e chiamato CoronaVac. Sulla base dei test clinici condotti in alcuni paesi, infatti, aveva dimostrato un’efficacia del 50,4 per cento, di pochi decimi sopra alla soglia minima del 50 per cento indicata dalle autorità sanitarie in diversi paesi e uno dei dati più bassi tra i vaccini finora autorizzati.

– Leggi anche: La diplomazia fatta coi vaccini

Gao ha fatto sapere che adesso in Cina si sta discutendo «in maniera formale» della possibilità di utilizzare vaccini diversi per accelerare il processo di immunizzazione, anche se non ha fornito ulteriori dettagli.

Secondo Gao, al 2 aprile circa 34 milioni di cinesi avevano ricevuto entrambe le dosi di un vaccino e circa 65 milioni ne avevano ricevuta una.

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