La pittura di Stefano Pizzi

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Nato negli anni ’50 del secolo breve, una formazione come artista ed intellettuale, avvenuta a Milano nel Palazzo Braidense nel corso degli anni ’70 dove ha frequentato dapprima il Liceo Artistico e in seguito la Scuola di Pittura dell’Accademia. Gli anni di studio hanno coinciso con i fermenti sociali di quel periodo storico che hanno segnato profondamente l’indirizzo delle sue ricerche, vertendole nel solco dell’impegno sociale. Questa scelta estetica, in ambito laboratoriale, tende a sviluppare un confronto tra la pittura e il suo supporto che tecnicamente si esplicita nel dialogo tra l’iconografia dipinta e quella dei materiali sui quali opera. Tale dialettica tra soggetto e contesto, significato e significante, ha contraddistinto il lavoro di Stefano Pizzi all’interno del sistema dell’arte verso il quale ha sempre assunto una posizione critica se non antagonista.

L’arte contemporanea è riuscita a fare sistema al tempo del Covid-19?


Dall’inizio del confinamento provocato dall’attuale pandemia abbiamo assistito, all’interno del mondo dell’arte, a due linee di condotta, entrambe connotate da valenze solidali e partecipative: una più istituzionale o associativa, vedasi le chiamate dell’Accademia Nazionale di San Luca, dell’Accademia di Brera, della Società Permanente, della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, del Museo Nori de Nobili o delle riviste on line Academy-Of e Ri-Contemporaneo, l’altra più decisamente legata al mercato, coordinata da privati o gallerie di circuito. Le considerazioni che si possono trarre in merito sono pertanto le medesime che si perpetuano dalla metà del diciannovesimo secolo a tutt’oggi e vedono contrapposti i concetti di Arte per l’Arte e Arte di Realtà e cioè un’espressione artistica autoreferenziale e libera da qualsivoglia compromissione ideale, religiosa, morale, ecc. e un’altra che, invece, trova nel reale e nella storia sociale gli interlocutori primari.

Come si sono sviluppati pensiero e produzione in questo poco felice contesto temporale?


Nonostante la condizione di tempo sospeso, accompagnata da una svogliatezza a me non consueta, oltre alla pittura ho dedicato buona parte del tempo alla gestione e alla comunicazione dell’Accademia di Brera nonché al rapporto con i miei studenti attraverso l’E-Learning con i quali, tra le altre cose, abbiamo organizzato un’esposizione online che, anche internazionalmente, ha riscontrato un notevole successo. Ho partecipato con donazioni di opere agli inviti a sfondo benefico che mi sono stati rivolti contribuendo così a giuste cause, ho scritto alcuni saggi ed introduzioni ad esposizioni, risposto a qualche intervista, progettato nuove iniziative e ho preso parte ad un paio di concorsi con un amico architetto. Le riflessioni, ahimè, sono state spesso accompagnate da un senso di amarezza e spaziavano dalla miseria in cui versa l’attuale sistema culturale, alla crisi politica, morale ed economica che ci accompagna da anni nonché all’incertezza, per ovvi motivi anagrafici, di portare a termine quanto pianificato sia in ambito privato che professionale. Ultimamente sto rileggendo un paio di testi di storia del pensiero ed alla fine di ogni capitolo mi domando come sia possibile che l’insegnamento filosofico, espletato anche a grandi linee, non sia obbligatorio in tutti gli istituti di formazione secondaria. Quesito ovviamente cretino dal momento che già hanno fatto fuori quello musicale ed ogni tanto attentano anche a quello di storia dell’arte…ma questa è la realtà del nostro Paese. Il più bello del mondo, che ne ospita anche la più parte dei beni culturali e che non fa nulla per i suoi artisti…

Quali sono i tuoi progetti futuri?


Relativamente al di là da venire, mi appresto a terminare una serie di opere aventi come soggetti degli amorini, predisporre un’esposizione curata da Carlo Franza e riordinare diversi scritti e opere su carta che dovrebbero costituire il corpo di un nuovo libro d’artista con l’amico editore Giampaolo Prearo. Per quanto riguarda gli impegni accademici al momento è primaria l’organizzazione dell’esposizione Accademia Aperta online, dedicata agli allievi di Arti Visive, in collaborazione con Banca Equita.