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La prima crisi della presidenza Biden

L’amministrazione statunitense di Joe Biden sta affrontando una situazione problematica al confine meridionale con il Messico, dove un afflusso straordinario di migranti cominciato a partire dalla fine dell’anno scorso ha messo in crisi il sistema di accoglienza delle persone e di gestione delle domande d’asilo.

L’ondata migratoria ha messo in seria difficoltà i piani dell’amministrazione, che aveva promesso una politica migratoria più umana e rispettosa dei diritti rispetto a quella di Donald Trump. Il governo Biden si trova in questo momento sotto forte pressione proveniente sia dal Partito Repubblicano, secondo cui il governo avrebbe perso il controllo dei confini, sia dall’ala sinistra del Partito Democratico, che condanna il fatto che decine di migliaia di persone, tra cui moltissimi bambini senza genitori, si trovino ancora in centri di accoglienza in uno stato di detenzione di fatto.

I flussi migratori sono ciclici, ma quest’anno l’arrivo di migranti al confine sud degli Stati Uniti potrebbe essere molto consistente. A gennaio del 2021 hanno attraversato il confine 78.442 persone, e a febbraio sono state 100.441: è quasi il triplo rispetto allo stesso periodo del 2020. Secondo il Los Angeles Times, se l’afflusso di migranti dovesse continuare con questi ritmi il 2021 potrebbe diventare l’anno con più arrivi degli ultimi due decenni.

Ci sono molte ragioni di questo afflusso così importante. Anzitutto, nel corso del 2020 l’amministrazione Trump aveva ridotto tantissimo l’arrivo dei migranti approfittando della pandemia e utilizzando il Titolo 42, un ordine emesso dall’allora segretario per la Sicurezza interna che vieta tutti i viaggi «non essenziali» per limitare i rischi di contagio. Grazie al Titolo 42, la polizia di frontiera aveva avuto la copertura legale necessaria per fare espulsioni sommarie di centinaia di migliaia di persone.

Era piuttosto atteso, dunque, che con la fine dell’amministrazione Trump l’immigrazione sarebbe tornata ad aumentare, anche perché una delle promesse elettorali di Biden era stata quella di porre fine alla «vergogna morale e nazionale dell’amministrazione precedente», che con i rimpatri sommari e soprattutto con la contestata decisione di separare genitori e figli era stata accusata di aver messo in pratica politiche crudeli e inumane.

– Leggi anche: La strategia di Biden in Asia

A gennaio, Biden ha ordinato una moratoria di 100 giorni alle espulsioni dei migranti che si trovavano già sul suolo americano, e cancellato una politica voluta dall’amministrazione Trump e messa in atto in accordo con il governo messicano secondo la quale decine di migliaia di migranti erano state costrette ad attendere che il governo statunitense vagliasse le loro richieste d’asilo a sud del confine, in campi d’accoglienza messicani dove le condizioni erano spesso critiche.

Il presidente tuttavia ha deciso, a causa della pandemia, di mantenere attivo il Titolo 42 voluto da Trump, ma di fare un’esenzione per i minori che attraversano il confine non accompagnati dai genitori. Da gennaio le autorità di frontiera hanno l’obbligo di accoglierli e di valutare la loro richiesta di asilo.

Questa misura ha avuto effetti inattesi, perché ha finito per provocare un forte aumento del numero di minori non accompagnati che cercano di attraversare il confine: le famiglie hanno deciso di mandarli avanti perché sperano in un successivo ricongiungimento negli Stati Uniti. Alla fine della settimana scorsa, l’amministrazione ha fatto sapere di avere 14 mila migranti minori in custodia al confine.

Questo flusso di migranti sostenuto e improvviso, sospinto anche dalle conseguenze di due uragani che hanno colpito l’Honduras e il Nicaragua e dalla crisi provocata dalla pandemia, ha rovinato tutti i propositi dell’amministrazione Biden, che aveva in progetto di cambiare completamente le politiche di accoglienza al confine, di costruire  strutture più adeguate e di istituire nuove pratiche.

La situazione al confine con il Messico è diventata insostenibile prima che questi progetti potessero essere messi in atto. Le strutture di accoglienza sono state messe rapidamente in crisi negli ultimi mesi, anche a causa delle cattive politiche degli anni precedenti: l’amministrazione Trump aveva trascurato le strutture di accoglienza, e nei mesi finali del suo mandato aveva perfino ordinato lo smantellamento di alcune di queste. Le misure di prevenzione della pandemia, inoltre, hanno reso obbligatoria una forte diminuzione della capienza delle strutture già esistenti, che nonostante tutto sono spesso affollate.

In queste condizioni, l’amministrazione è stata costretta a ricorrere almeno in parte ai vecchi e criticati sistemi usati da Trump: ha riaperto alcune strutture inizialmente chiuse, dove i migranti sono di fatto in stato di detenzione. Nelle strutture, le condizioni di vita sono piuttosto rigide e disagevoli, anche a causa del sovraffollamento. Moltissimi bambini sono tenuti in custodia più delle 72 ore previste dalla legge, in seguito alle quali dovrebbero essere inviati a famiglie affidatarie o in strutture più adeguate.

Per cercare di risolvere almeno in parte questa situazione, da qualche giorno i migranti hanno cominciato a essere ospitati in hotel e in altre strutture ricettive di solito riservate ai turisti.

Il governo ha anche espulso migliaia di famiglie usando il Titolo 42, costringendo moltissime persone ad accamparsi nella parte sud del confine, in Messico, in condizioni precarie nell’attesa di avere un’altra occasione per entrare — proprio come succedeva sotto Trump.

– Leggi anche: Il documentario sull’immigrazione che rischia di diventare un problema per Trump

L’amministrazione Biden si rifiuta di definire la situazione al confine come una «crisi», ma più o meno è di questo che si tratta. Le conseguenze politiche sono piuttosto gravi, anche perché il presidente si trova schiacciato tra due poli. Da un lato il Partito Repubblicano, che accusa l’amministrazione di aver perso il controllo dei confini e di lasciare entrare troppi migranti, in un momento particolarmente critico a causa della pandemia. Dall’altro l’ala sinistra del Partito Democratico, che accusa Biden di non aver abolito del tutto il Titolo 42 e di aver mantenuto diverse pratiche inumane di Trump.

Per ora, l’amministrazione sembra preoccupata soprattutto delle critiche della parte conservatrice. In un’intervista ad ABC, Alejandro Mayorkas, segretario per la Sicurezza nazionale, ha detto, rivolto ai migranti: «Il messaggio è chiaro, non venite». E poi, rivolto all’opinione pubblica americana: «Il confine è chiuso. Il confine è sicuro. Stiamo espellendo famiglie. Stiamo espellendo adulti da soli… grazie al Titolo 42 del codice degli Stati Uniti, perché siamo nel mezzo di una pandemia e questa è la priorità».

La crisi al confine rischia di mettere in pericolo altre iniziative legislative di Biden legate all’immigrazione, come per esempio i propositi di ripristinare ed estendere molti programmi per regolarizzare e dare la cittadinanza a immigrati senza documenti e agli stranieri residenti sul territorio statunitense.

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