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La vittoria degli ambientalisti contro l’oleodotto Keystone XL

La società canadese TC Energy ha annunciato che l’oleodotto Keystone XL non si farà. L’oleodotto, sul cui progetto la politica americana ha discusso per più di dieci anni e che era stato fortemente contrastato dagli ambientalisti, avrebbe dovuto trasportare il petrolio estratto nell’Alberta, in Canada, fino alle raffinerie statunitensi nel Nebraska, percorrendo quasi 2.000 chilometri.

La decisione di TC Energy è arrivata dopo che il 20 gennaio il presidente statunitense Joe Biden, nel suo primo giorno alla Casa Bianca, aveva firmato un ordine esecutivo con cui aveva bloccato il progetto revocandone i permessi. Il progetto era stato fermato una prima volta dall’amministrazione Obama nel 2015, ma nel 2017 Donald Trump aveva dato ordine di farlo ripartire.

L’oleodotto avrebbe permesso di trasportare le sabbie bituminose della provincia dell’Alberta – un materiale che con diversi processi può essere convertito in petrolio – verso le raffinerie statunitensi. La TC Energy, inizialmente conosciuta come TransCanada, nel 2005 aveva costruito un primo oleodotto, chiamato Keystone, che già oggi fa arrivare petrolio grezzo fino all’Illinois.

Il sistema non ha però una grande capacità e per questo nel 2008 si era iniziato a pensare di costruire una nuova linea, chiamata Keystone XL. A pieno regime, Keystone XL avrebbe permesso di trasportare dal Canada agli Stati Uniti circa 830mila barili di petrolio grezzo al giorno, che sarebbe poi stato smistato verso diverse raffinerie.

La costruzione del nuovo oleodotto era stata osteggiata in particolare dai Democratici più ambientalisti, secondo cui Keystone XL sarebbe servito soltanto a incentivare ulteriormente l’utilizzo dei combustibili fossili, e di conseguenza a fare aumentare l’inquinamento. Gli ambientalisti sostenevano inoltre che per ottenere petrolio grezzo dalle sabbie bituminose si consumano grandi quantità di energia e quindi l’impatto ambientale del nuovo oleodotto sarebbe stato maggiore rispetto all’estrazione tradizionale dai pozzi.

Keystone XL aveva incontrato anche la forte opposizione dei nativi americani, secondo cui il passaggio dell’oleodotto vicino alle loro terre avrebbe messo a rischio i corsi d’acqua.

I promotori dell’opera sostenevano che la sua costruzione avrebbe dato lavoro a migliaia di persone, ma alcuni studi avevano dimostrato che le stime sull’occupazione a lungo termine erano state piuttosto esagerate.

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