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L’Unione Europea ha raggiunto un accordo sui “certificati COVID-19” europei

Il Consiglio dell’Unione Europea, il Parlamento Europeo e la Commissione Europea hanno raggiunto un accordo informale sull’attuazione dei cosiddetti “certificati COVID-19” europei, che permetteranno ai cittadini dell’Unione Europea di spostarsi tra gli stati membri in modo più semplice. L’accordo sarà probabilmente confermato alla prossima seduta plenaria del Parlamento, che si terrà tra il 7 e il 10 giugno, mentre i certificati dovrebbero entrare in vigore a partire dal prossimo 1° luglio: saranno costituiti da un QR code digitale o cartaceo che conterrà le informazioni sanitarie di ciascuno e mostrerà se la persona in viaggio è vaccinata, se è immune o se ha fatto un tampone di recente con risultato negativo.

????We have a deal! ????

Parliament, Council and Commission negotiators reached an agreement on the proposal for an EU Digital Covid Certificate, which shall make travelling during the pandemic easier and safer. ????????????✈️⛴️

Details of the deal will follow shortly. pic.twitter.com/qQJQkRhcyQ

— EP PressService (@EuroParlPress) May 20, 2021

Durante la conferenza stampa del Parlamento Europeo in cui è stato annunciato l’accordo, il relatore della proposta e presidente della commissione per le libertà civili Fernando López Aguilar ha detto che raggiungere un compromesso tra le parti è stato molto difficile, motivo per cui in molti pensavano che i negoziati non avrebbero portato a una posizione condivisa.

I punti in discussione, tra gli altri, erano l’introduzione di test gratuiti per ottenere il certificato e l’impossibilità di imporre restrizioni a chi ne è in possesso una volta varcati i confini, entrambi proposti dagli europarlamentari. Nessuna delle due è stata però accettata dal Consiglio. Secondo l’accordo raggiunto, i vari paesi avranno comunque facoltà di imporre restrizioni in entrata – ma solamente se lo richiede la situazione epidemiologica – mentre la Commissione si è impegnata a stanziare 100 milioni di euro per l’acquisto di nuovi test, soprattutto per sostenere i costi che dovranno affrontare le persone che sono costrette a viaggiare di frequente all’estero per lavoro.

– Leggi anche: Cosa sappiamo dei “pass COVID-19” italiani

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