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L’Unione Europea non vuole aiutare il Montenegro a pagare i suoi debiti con la Cina

Nel 2014 il Montenegro si indebitò con la Cina per un miliardo di dollari (809 milioni di euro al momento della firma del contratto) per costruire una lunga autostrada che avrebbe attraversato il paese. Sei anni dopo, l’autostrada non è ancora stata completata e il Montenegro non è in grado di ripagare i suoi debiti, che scadranno nei prossimi mesi. Il governo montenegrino ha chiesto aiuto all’Unione Europea, sperando di convincerla a intervenire per limitare la possibilità che uno stato molto vicino all’Unione – e candidato a entrarvi – sia finanziariamente dipendente dal regime cinese. Lunedì l’Unione Europea ha fatto sapere che non contribuirà a rifinanziare i debiti del Montenegro.

Il contratto tra Montenegro e Cina potrebbe avere conseguenze molto rilevanti: se il debito non dovesse essere ripagato, secondo il Financial Times la Cina acquisirebbe il controllo su alcune porzioni del territorio del Montenegro, e potrebbe quindi ottenere un importante sbocco sul Mediterraneo. Gli esperti chiamano questo genere di accordi “trappole del debito”, in cui paesi con economie fragili si affidano alla Cina per enormi prestiti che non riescono a ripagare, e finiscono per cedere parte della loro sovranità. Qualche anno fa lo Sri Lanka si trovò in una situazione simile, e fu costretto a cedere alla Cina il controllo di un porto strategico sull’oceano Indiano.

Da tempo la Cina sta cercando di ampliare la propria influenza sulla zona orientale dell’Europa, soprattutto attraverso i Balcani occidentali (Montenegro, Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Albania e Macedonia del Nord), che non fanno parte dell’Unione Europea e sono quindi più vulnerabili. In generale negli ultimi anni la Cina ha iniziato una nuova fase di espansione della sua economia, dichiarata all’interno del progetto Belt and Road Initiative – spesso chiamato in Italia “la nuova via della seta” – che prevede grandi investimenti infrastrutturali in Asia centrale e in parte dell’Europa.

– Leggi anche: Perché la Cina sta costruendo le infrastrutture di mezzo mondo?

Inoltre dal 2012 la Cina tiene degli incontri annuali di “cooperazione con i paesi europei centrali e orientali”: sono chiamati anche “16+1” per il numero dei partecipanti e comprendono gli stati centrorientali dell’Unione Europea e i Balcani occidentali. Negli incontri si discutono i finanziamenti che la Cina può offrire a questi paesi per infrastrutture, progetti sulle energie rinnovabili e altri investimenti. I Balcani occidentali, meno indipendenti economicamente, sono quelli che negli ultimi anni hanno ricevuto dalla Cina i maggiori finanziamenti.

Più di recente, la Cina ha donato 30mila dosi del vaccino di Sinopharm proprio al Montenegro, e ha stipulato accordi per la fornitura di milioni di dosi con la Serbia, all’interno di quella che è stata chiamata “diplomazia con i vaccini”.

– Leggi anche: Sui vaccini i Balcani occidentali stanno guardando più a est che a ovest

Tra le infrastrutture finanziate dalla Cina in Europa c’è anche l’autostrada in Montenegro, poco più di 160 chilometri, che nel suo aspetto definitivo dovrebbe collegare la città costiera di Bar con la Serbia, passando per la capitale montenegrina Podgorica. Il Montenegro aveva cominciato a pensare all’autostrada da quando nel 2006 aveva ottenuto l’indipendenza dalla Serbia, ma gli studi che negli anni erano stati fatti avevano mostrato più volte l’impraticabilità del progetto, i cui costi altissimi non erano giustificati dal traffico previsto sul percorso.

Le spese dipendono dalle molte infrastrutture necessarie a causa della conformazione del luogo: sono necessari soprattutto ponti, e tunnel che attraversino le montagne. Secondo le informazioni raccolte dal Financial Times, i primi 41 chilometri in costruzione, a nord di Podgorica, sono uno dei tratti autostradali più costosi al mondo: circa 20 milioni di euro al chilometro, più di dieci volte il costo medio in Unione Europea.

Nel dicembre del 2014 il parlamento montenegrino aveva comunque votato a favore del prestito di un miliardo di dollari (la valuta con cui era stato stipulato il contratto) da parte della Export-Import Bank of China, una banca statale cinese che presta denaro soprattutto all’estero. Il debito con la Cina costituisce attualmente un quarto di tutto il debito del Montenegro e ha causato notevoli scompensi all’economia del paese, aggravati nell’ultimo anno dalla pandemia. A causa di questi problemi negli ultimi anni il governo ha dovuto aumentare le tasse e tagliare alcuni sussidi.

Buona parte della forza lavoro impegnata nel progetto viene dalla Cina, e quasi tutti gli appalti più importanti sono stati riservati ad aziende cinesi. Nonostante questo, i lavori hanno subìto gravi ritardi, che hanno fatto aumentare ulteriormente i costi del progetto.

La prima scadenza per la restituzione dei soldi è prevista il prossimo luglio e il Montenegro si era quindi rivolto all’Unione Europea con urgenza, con la speranza di ottenere gli aiuti richiesti. Domenica il ministro delle Finanze montenegrino aveva detto al Financial Times che per l’Unione Europea si sarebbe trattato di una «piccola ma facile vittoria» da ottenere con uno sforzo limitato rispetto alle sue grandi risorse, che avrebbe consentito di ridurre l’influenza cinese e aumentare quella europea in una regione piuttosto importante come i Balcani.

Il giorno successivo invece il portavoce per gli Affari esteri dell’Unione Europea, Peter Stano, ha spiegato che l’Unione è preoccupata per gli effetti socioeconomici che potrebbero avere alcuni investimenti cinesi, ma che non ripagherà «i prestiti che il Montenegro ha ricevuto da altri paesi».

L’attuale coalizione che governa il Montenegro si è insediata lo scorso dicembre, e per la prima volta dopo molti anni non comprende il Partito Democratico dei Socialisti, cioè quello che nel 2014 aveva approvato il prestito cinese per l’autostrada. Ora il governo montenegrino dovrà affrontare le conseguenze di quella decisione, e non è chiaro se il paese da solo sarà in grado di rispettare le scadenze previste dal contratto con la Cina. Se non dovesse riuscirci, come sembra probabile, il mancato appoggio dell’Unione Europea avrà conseguenze importanti sull’influenza che la Cina potrà avere in Europa nei prossimi anni.

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