Market overview

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Un politico diventa uomo di Stato quando pensa alle prossime generazioni e non alle prossime elezioni” è uno degli aforismi più noti di Winston Churchill.

Mai come in questa fase credo che sia più attuale.

In un’intervista apparsa ieri sul Corriere, Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia, pur evidenziando lo sforzo compiuto dal Governo, ha sollecitato un “cambio di passo”. Il condizionamento di alcuni fattori, in primo luogo la recrudescenza del virus e l’incertezza del futuro, con tutte le conseguenze sulla situazione economica e l’impatto su quella finanziaria in cui si trova il nostro Paese (un’eventuale deflazione sarebbe drammatica per i nostri conti pubblici), è determinante e rende difficile la ripresa (che sarebbe inimmaginabile senza gli aiuti della UE).

Affermazione, quella del “cambio di passo”, piuttosto inflazionata e generica, utilizzata da tutte le parti in causa (politiche, imprenditoriali, finanziarie, istituzionali).

Ritengo che il vero “cambio di passo”, per il nostro Paese, si vedrà solo quando ci sarà un “patto” politico tra forze di governo e di opposizione sulle cose da fare e su come utilizzare le risorse che ci vengono messe a disposizione. Un po’ come è avvenuto in Portogallo qualche mese fa, dopo l’inizio dell’epidemia, allor quando, in Parlamento, l’opposizione, per bocca del proprio leader, ha sostanzialmente dichiarato che, pur non essendo d’accordo su alcuni punti del piano annunciato dal Governo, in quel momento la contrapposizione politica avrebbe ulteriormente aggravato la situazione, per cui avrebbe votato a favore. Un comportamento, appunto, da “uomini di Stato” più che da “uomini politici”.

Nel nostro caso, le cose da fare forse sono ancor di più e più urgenti.

E i provvedimenti “day by day” senz’altro non aiutano. Stendere programmi fatti da centinaia di punti equivale a non stenderli. Sarebbero sufficienti 10 punti (sappiamo tutti quali sono i veri punti deboli del nostro paese, a partire dalla Pubblica Amministrazione e dalle Infrastrutture): poche cose, ma affrontate con decisione e condivisione.

Approfittare del momento favorevole (riferito ovviamente ai mercati finanziari) in cui si trova il nostro Paese è fondamentale. Mai il costo del debito pubblico è stato così basso (venerdì eravamo a 0,70% circa come rendimento del decennale, lo spread è intorno a 120bp) e le prospettive, almeno per i prossimi mesi, rimangono molto interessanti. E la ripresa non può prescindere dalla sostenibilità del debito (l’avanzo primario sarà tanto maggiore quanto minore il peso degli interessi che il nostro Stato si trova a pagare a chi sottoscrive il proprio debito).

Oggi mercati americani chiusi per il Columbus Day (peraltro i futures vengono trattati e sono, al momento, positivi).

Giornata (nottata per noi) molto positiva per i mercati asiatici, in particolar modo per la Cina. Due sostanzialmente i motivi: da un parte la Banca Centrale, ha azzerato, da oggi, l’obbligo di riserva obbligatoria per gli operatori finanziari per le operazioni valutarie, dall’altra il Presidente Xi Jinping ha dichiarato di voler ulteriormente aprire il mercato cinese alle imprese estere che vorranno investire in quel paese.

Petrolio in discesa, in considerazione delle aspettative di aumento della produzione (sul mercato è in arrivo anche il petrolio libico, a seguito della ripresa delle attività estrattive).

L’oro rimane “in quota”, rafforzandosi a circa 1,935$ per oncia.

€/$ stabile a 1,18.

Roberto Ravera