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Non ci sono prove che la terza dose sia utile

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Regno Unito

14.09.2021 – 23:33

Secondo 18 scienziati è importante che le direttive siano basate sulla scienza e non sulla politica

LONDRA – Il richiamo del vaccino contro il Covid potrebbe non esserer necessario. O perlomeno nessuno studio lo conferma. Anzi, sarebbe maggiormente efficace vaccinare chi ancora non ha ricevuto nessuna dose che iniettare un “booster” per scongiurare la pandemia. Una ricerca sulla rivista The Lancet mostra altresì che la maggior parte delle persone non ha bisogno di un’ulteriore protezione. 

«L’idea di ridurre i casi di Coronavirus aumentando l’immunità è attraente, ma ogni decisione dovrebbe essere sostenuta da dati evidenti e considerazioni riguardanti rischi e benefici per individui e società». Così 18 scienziati vogliono sottolineare che la maggior parte degli studi di osservazione finora pubblicati sono preliminari e difficili da interpretare a causa del fattore di confondimento, ovvero una variabile causale che può essere associata a un evento senza che questa ne sia la conseguenza, e del selective reporting, quindi una lettura dei dati non completa o non riportata correttamente. «È essenziale che vengano condotti esami nei minimi dettagli sull’evoluzione dei dati per essere certi che le informazioni sui booster siano scientificamente valide e non solo dibattito politico».

Ciò che secondo gli scienziati è certo è che «al momento non è necessario il booster nella popolazione in generale». Al contrario, potrebbe essere davvero utile solo se il virus mutasse così tanto da rendere quasi inutile la risposta immunitaria data dal vaccino. Un richiamo potrebbe rivelarsi invece appropriato per alcuni individui, non tutti quindi, come gli immunodepressi.

Ciò che risalta dalle considerazioni della ricerca è che «nonostante la prima somministrazione del vaccino mostri un’elevata efficacia contro il contagio, potrebbero esserci delle conseguenze pericolose se il richiamo venisse fatto troppo presto o in larga scala, soprattutto con vaccini che possono presentare effetti collaterali immediati».

Ad esempio negli mRna è stato riscontrato un rilevante numero di miocarditi dopo la seconda somministrazione e quelli con il vettore adenovirus sono stati associati alla sindrome di Guillain-Barre. «Il booster dovrebbe essere somministrato in modo generale solo se ci sono dati evidenti che ne dimostrano l’efficacia. Al momento nessuno studio ha provato che la risposta immunitaria diminuisce davvero nel tempo».

È importante invece considerare che ora «il vaccino potrebbe salvare molte più vite se somministrato nelle popolazioni ancora non immunizzate che in quelle che hanno già una protezione».

Nel mondo scientifico non c’è unanimità sul tema dei booster. Interpellata dal giornale Bloomberg, l’epidemiologa Azra Ghani, con cattedra all’Imperial College di Londra, e che non ha partecipato alla ricerca, ha sottolineato che «anche una piccola riduzione dell’efficacia contro la diffusione del coronavirus può mettere a dura prova il sistema sanitario e quindi non può esistere un unico approccio ai booster».

Intanto, in seguito alla pubblicazione su The Lancet, la azioni dei produttori di vaccini sono diminuite. BioNTech è scesa del 7,7%, mentre il partner Pfizer del 2,5%. Moderna ha perso anch’essa fino al 7,7% ieri mattina alle 11 a New York e AstraZeneca l’1,2% a Londra.


Redazione

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