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Operatori Socio Sanitari nelle carceri italiane. E’ giunto il momento di stabilizzarli.

Lo chiede Snalv Confsal. E’ giunto il momento per stabilizzare gli Operatori Socio Sanitari assunti nelle carceri italiane durante la Pandemia Covid. Eroi dimenticati?

Stabilizzare gli Operatori Socio Sanitari (Oss) che lavorano nei penitenziari la cui funzione è stata messa in evidenza ancor di più durante la pandemia. E’ la proposta del sindacato Snalv-Confsal che pubblichiamo con la nota a firma del segretario provinciale Manuel Bonaffini.

OSS nelle Carceri: di cosa si occupa e quali sono le sue responsabilità.

Nell’occorso dell’emergenza sanitaria nazionale da Corona Virus, che ha, improvvisamente, investito la Nazione e che ha determinato centinaia di migliaia di decessi di Nostri Connazionali, ed alla cui memoria va il nostro deferente pensiero, nel silenzio e nella discrezione più assoluti, una categoria professionale, ovvero quella degli Operatori Socio-Sanitari prestanti le loro funzioni negli Istituti Penitenziari Italiani, si stanno costantemente adoperando, prodigandosi, a fianco della Classe Medica e degli operatori della Polizia Penitenziaria per la tutela della salute di quanti, in questo momento, sono ospiti presso le strutture penitenziarie in argomento.

L’Operatore Socio-Sanitario rappresenta una figura professionale in possesso di adeguate conoscenze, che affianca, normalmente, le figure mediche ed infermieristiche necessarie per assicurare la tutela della salute degli ospiti penitenziari, restando a diretto e stretto contatto con pazienti e utenti come d’altra parte, i medici e gli infermieri, anche essi esposti al rischio professionale e sanitario.

Con la loro opera, con competenza e capacità, in maniera indefessa, sottoposti a stress psicologico non indifferente, instancabilmente, assicurano la loro assistenza in condizioni difficili e, molte volte, con turnazioni ed impegni orari massacranti.

I lavoratori da ultimo citati, stanno, attualmente, in piena emergenza sanitaria, prestando la loro essenziale funzione con assoluta dedizione, impegno, ma senza nessuna certezza sul loro futuro lavorativo, considerato che, il loro impiego, se è pur vero che è stato previsto per far fronte alla fase pandemica sviluppatasi, oggi li vede impegnati in maniera non strutturale, ma attraverso il loro utilizzo con l’impiego a termine prorogato di semestre in semestre.

Questa emergenza, però, ne ha sottolineata la loro insostituibile funzione, la loro strategica necessità di essere impiegati ben oltre il previsto termine del 31 Luglio 2021, quando, probabilmente, se non certamente, questa esperienza avrà irreversibile fine.

La fine di questa esperienza, determinerà, anche, la perdita secca dell’occupazione di centinaia di figure altamente professionalizzate, pronte ad operare in qualunque emergenza, ragione per la quale si chiede alle Onorevoli Autorità, tutte in indirizzo, di voler esaminare la possibilità di rendere strutturale l’utilizzo delle figure in parola, assicurando stabilità di impiego e continuità temporale del loro utilizzo.

L’esperienza nata su iniziativa ed intuizione della Protezione Civile Nazionale, attuata dalle AASP territorialmente competenti, ha sostenuto il dispensare cure mediche, in periodo emergenziale, in favore di una categoria di soggetti fragili, in ambienti di lavoro complessi, con una forma intelligente, che potrebbe dare luogo, anche, ad un positivo riassetto organizzativo dell’area e dei servizi sanitari proprio all’interno delle strutture carcerarie.

Lo Snalv Confsal chiede, quindi, al Governo Nazionale ed a quello della Regione Siciliana, non dimenticando l’impegno profuso dai lavoratori in argomento, di istituzionalizzare il ruolo degli Operatori Socio-Sanitari carcerari, che hanno dimostrato di saper lavorare moltissime volte con grandi capacità, senza limitazione oraria, assicurando un contributo qualitativo all’assetto delle prestazioni sanitarie dedicate agli ospiti delle strutture.

I lavoratori in commento, si ha modo di ritenere, che abbiano inciso in maniera positiva, sulle dinamiche interne delle aree sanitarie carcerarie, fungendo anche da sostegno alle figure professionali degli infermieri, chiamati molte volte, a prestare le funzioni proprie di Oss con il loro conseguente demansionamento.

A tal proposito si informa che anche la Segreteria Nazionale della scrivente O.S, in persona della propria Segretaria, Dottoressa Maria Mamone, sta sostenendo, a livello nazionale, la presente iniziativa a difesa dell’occupazione stabile di centinaia di lavoratori interessando, come dalla nota che si allega in copia, interessando i competenti Ministeri della Salute e della Giustizia.

 |  Editorial  | 

Lo chiede Snalv Confsal. E’ giunto il momento per stabilizzare gli Operatori Socio Sanitari assunti nelle carceri italiane durante la Pandemia Covid. Eroi dimenticati?

Stabilizzare gli Operatori Socio Sanitari (Oss) che lavorano nei penitenziari la cui funzione è stata messa in evidenza ancor di più durante la pandemia. E’ la proposta del sindacato Snalv-Confsal che pubblichiamo con la nota a firma del segretario provinciale Manuel Bonaffini.

OSS nelle Carceri: di cosa si occupa e quali sono le sue responsabilità.

Nell’occorso dell’emergenza sanitaria nazionale da Corona Virus, che ha, improvvisamente, investito la Nazione e che ha determinato centinaia di migliaia di decessi di Nostri Connazionali, ed alla cui memoria va il nostro deferente pensiero, nel silenzio e nella discrezione più assoluti, una categoria professionale, ovvero quella degli Operatori Socio-Sanitari prestanti le loro funzioni negli Istituti Penitenziari Italiani, si stanno costantemente adoperando, prodigandosi, a fianco della Classe Medica e degli operatori della Polizia Penitenziaria per la tutela della salute di quanti, in questo momento, sono ospiti presso le strutture penitenziarie in argomento.

L’Operatore Socio-Sanitario rappresenta una figura professionale in possesso di adeguate conoscenze, che affianca, normalmente, le figure mediche ed infermieristiche necessarie per assicurare la tutela della salute degli ospiti penitenziari, restando a diretto e stretto contatto con pazienti e utenti come d’altra parte, i medici e gli infermieri, anche essi esposti al rischio professionale e sanitario.

Con la loro opera, con competenza e capacità, in maniera indefessa, sottoposti a stress psicologico non indifferente, instancabilmente, assicurano la loro assistenza in condizioni difficili e, molte volte, con turnazioni ed impegni orari massacranti.

I lavoratori da ultimo citati, stanno, attualmente, in piena emergenza sanitaria, prestando la loro essenziale funzione con assoluta dedizione, impegno, ma senza nessuna certezza sul loro futuro lavorativo, considerato che, il loro impiego, se è pur vero che è stato previsto per far fronte alla fase pandemica sviluppatasi, oggi li vede impegnati in maniera non strutturale, ma attraverso il loro utilizzo con l’impiego a termine prorogato di semestre in semestre.

Questa emergenza, però, ne ha sottolineata la loro insostituibile funzione, la loro strategica necessità di essere impiegati ben oltre il previsto termine del 31 Luglio 2021, quando, probabilmente, se non certamente, questa esperienza avrà irreversibile fine.

La fine di questa esperienza, determinerà, anche, la perdita secca dell’occupazione di centinaia di figure altamente professionalizzate, pronte ad operare in qualunque emergenza, ragione per la quale si chiede alle Onorevoli Autorità, tutte in indirizzo, di voler esaminare la possibilità di rendere strutturale l’utilizzo delle figure in parola, assicurando stabilità di impiego e continuità temporale del loro utilizzo.

L’esperienza nata su iniziativa ed intuizione della Protezione Civile Nazionale, attuata dalle AASP territorialmente competenti, ha sostenuto il dispensare cure mediche, in periodo emergenziale, in favore di una categoria di soggetti fragili, in ambienti di lavoro complessi, con una forma intelligente, che potrebbe dare luogo, anche, ad un positivo riassetto organizzativo dell’area e dei servizi sanitari proprio all’interno delle strutture carcerarie.

Lo Snalv Confsal chiede, quindi, al Governo Nazionale ed a quello della Regione Siciliana, non dimenticando l’impegno profuso dai lavoratori in argomento, di istituzionalizzare il ruolo degli Operatori Socio-Sanitari carcerari, che hanno dimostrato di saper lavorare moltissime volte con grandi capacità, senza limitazione oraria, assicurando un contributo qualitativo all’assetto delle prestazioni sanitarie dedicate agli ospiti delle strutture.

I lavoratori in commento, si ha modo di ritenere, che abbiano inciso in maniera positiva, sulle dinamiche interne delle aree sanitarie carcerarie, fungendo anche da sostegno alle figure professionali degli infermieri, chiamati molte volte, a prestare le funzioni proprie di Oss con il loro conseguente demansionamento.

A tal proposito si informa che anche la Segreteria Nazionale della scrivente O.S, in persona della propria Segretaria, Dottoressa Maria Mamone, sta sostenendo, a livello nazionale, la presente iniziativa a difesa dell’occupazione stabile di centinaia di lavoratori interessando, come dalla nota che si allega in copia, interessando i competenti Ministeri della Salute e della Giustizia.



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