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Perché la Ever Given si è incagliata?

Ora che la nave Ever Given, rimasta incagliata per giorni nel Canale di Suez, in Egitto, è stata sbloccata e ha ricominciato a muoversi, sono iniziate le indagini per capire cosa abbia causato l’incidente. Il capitano della nave e le autorità del Canale di Suez hanno dato la colpa al forte vento (con raffiche fino a 40 nodi, circa 70 km/h) che aveva fatto sbandare l’imbarcazione fino a farla mettere di traverso occupando tutto il Canale. Questa tesi, basata sui dati meteorologici di martedì scorso, il giorno dell’incidente, non convince però del tutto, e le indagini dovranno appurare se ci siano stati anche errori umani o tecnici.

Le autorità del Canale di Suez hanno negato ogni coinvolgimento nell’incidente: «Il Canale di Suez non ha colpe. Siamo stati danneggiati dall’incidente», ha detto Osama Rabie, a capo dell’autorità che gestisce il Canale.

Ci sono però alcuni dubbi sul ruolo che le autorità egiziane abbiano avuto o avrebbero dovuto avere. Quando una nave entra nel Canale di Suez deve infatti far salire a bordo due piloti dell’autorità egiziana, che non hanno il compito di pilotare la nave, ma solo quello di supervisionare il lavoro del capitano e di dare consigli sulle manovre da effettuare nello stretto e tortuoso tragitto successivo.

Come mostra la ricostruzione del percorso della Ever Given, al momento dell’entrata nel Canale la nave aveva iniziato a sbandare a destra e sinistra – inizialmente a una velocità di 8-9 nodi (circa 16 km/h), fino ad arrivare a 13 nodi (circa 25 km/h) – per poi incagliare la prua nell’argine di roccia e sabbia. Secondo Paul Foran, esperto capitano che ha attraversato il Canale di Suez 18 volte, il capitano della Ever Given (autonomamente o su consiglio dei due piloti egiziani) avrebbe cercato di aumentare la velocità per contrastare la forza del vento e riprendere il controllo della nave: questo, secondo Foran, avrebbe però solamente peggiorato la situazione, vista la grandezza della nave, rendendola di fatto ingestibile.

Un pilota che lavora per l’Autorità del Canale di Suez ha detto al Washington Post che i due piloti a bordo dell’Ever Given avevano entrambi oltre 30 anni di esperienza e che il problema non avrebbe riguardato tanto i piloti quanto piuttosto come sono fatte le navi che attraversano il Canale, che negli ultimi anni sono diventate sempre più grandi e difficili da gestire: «Le navi oggi sono più grandi di una volta. Questo è qualcosa di nuovo, che non si è mai visto prima», ha detto, sostenendo che con venti di 30 o 40 nodi è facile che navi così grandi possano incagliarsi.

La nave Ever Given è gestita dalla compagnia di navigazione taiwanese Evergreen, è di proprietà della società giapponese Shoei Kisen Kaisha Ltd., ed è registrata a Panama, una pratica comune per via delle agevolazioni fiscali e legali. Dato che batte bandiera panamense, le indagini sull’incidente sono state affidate all’autorità marittima panamense, ma le autorità del Canale di Suez hanno annunciato di aver avviato anche loro una propria indagine.

Secondo quanto detto al New York Times dal capitano John Konrad, fondatore del sito di informazione marittima gCaptain.com, è possibile che il National Transportation Safety Board degli Stati Uniti, agenzia federale statunitense sulla sicurezza dei trasporti, avvii anch’essa una propria indagine, viste le conseguenze che l’incidente ha avuto sull’economia di tutto il mondo, compresa quella degli Stati Uniti.

La Ever Given in movimento, il 29 marzo (Suez Canal Authority via AP)

– Leggi anche: Perché la nave nel Canale di Suez ci affascina

Dopo che ha ricominciato a muoversi, la Ever Given è stata ancorata nel Grande Lago Amaro, uno degli slarghi del Canale di Suez dove le navi sostano per alternarsi nel passaggio. Martedì la società Shoei Kisen Kaisha ha detto che ora che la nave è ferma indagherà sulle cause dell’incidente e sui danni, valutando se sia il caso di riparare la Ever Given in Egitto o di farle continuare il viaggio fino alla sua destinazione originale, i Paesi Bassi.

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