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Prosecco: il giornalista che non lo beve perché “ci tiene alla salute”

prosecco scontato

Ci tengo alla mia salute” e quindi “non bevo Prosecco, il mio palato lo rifiuta”: non usa mezzi termini il giornalista e blogger Franco Ziliani, nel post sul suo blog “le mille bolle” che ha fatto infuriare i produttori di Prosecco.

Pomo della discordia, un volantino del supermercato che pubblicizzava una bottiglia di prosecco Valdobbiadene DOCG, venduta a 3 euro e 99 con uno sconto del 60%. E allora, si chiede Ziliani, com’è che quest’industria spettacolare del Prosecco, che da sola sembra trainare l’export dei vini italiani, ha bisogno di svendersi così?

Una riflessione chiaramente provocatoria, accompagnata dalla didascalia “Ancora un po’ e questi del Prosecco ti pagano loro perché compri le loro banalissime bollicine”, a cui su Instagram risponde il produttore della bottiglia della discordia.

Il quale fa notare che per esprimere un parere sul loro vino, il giornalista forse avrebbe dovuto prima assaggiarlo. Ed è lì che la discussione si fa accesa, con lui che sostiene che ci tiene troppo alla salute per bere Prosecco eccetera. “La Glera é un’uvetta di serie b e miracoli non si possono fare. E lo spettacolo dei prezzi sempre più bassi anche per i Docg é davanti agli occhi di tutti. Io non critico la vostra azienda, il Prosecco in genere”, aggiunge Ziliani, chiamando in causa il Prosecco tutto e tutti i “proseccari”, termine – che gli fa notare il produttore – lui usa come un insulto, ma che dall’altra parte rappresenta una tradizione di famiglia e un mondo contadino.

Insomma: i toni si accendono ma la sostanza non cambia. Il Prosecco è svenduto (e non solo lui, secondo Ziliani, che a un certo punto chiama in causa, un po’ off topic, anche il TrentoDoc), e non è una novità, e di certo in generale non è l’eccellenza delle bolle in circolazione, mettiamola così.

Oppure, per dirla con le parole di Ziliani che stanno facendo infuriare il Consorzio, “è il vino mediocre, banale, popolare, perfetto per tempi mediocri e gente mediocre che non ha cultura del vino e gusto”. Ma di certo, piaccia o no, è protagonista di un grande successo all’estero. E forse da qui bisognerebbe partire per porsi le giuste domande, e capire in che direzione vuole andare il mercato del vino italiano e con quali mezzi a disposizione.

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