Rinaldo Invernizzi, collezionare la sacra bellezza

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Rinaldo, come è iniziata la tua vocazione al collezionismo?

La mia passione per l’arte risale a molti anni fa, ancor prima del percorso di studi all’Accademia di Brera di Milano che ha poi contribuito a rafforzarla ulteriormente. Amo essere circondato dal bello e sin dall’inizio, non appena ho avuto qualche risparmio, ho investito in opere d’arte che rispondono al mio gusto personale.

Ricordi il primo pezzo della tua collezione?

La mia collezione ha un respiro internazionale sia per quanto riguarda la scelte degli autori, sia per l’epoca in cui erano attivi. Spazia dall’antico Egitto fino all’Arte Contemporanea, con un fil rouge legato alla rappresentazione del sacro. Sacro religioso prevalentemente cristiano, ma senza escludere altre culture: indiana, buddista, precolombiana, ecc.


Il primo pezzo entrato a far parte della mia collezione è un’icona raffigurante S. Nicola, acquistata a Mosca 25 anni fa in un mercato bellissimo che oggi purtroppo non esiste più. E’ un’opera da cui non mi separo mai e che conservo nella mia camera da letto.

E’ la passione per l’arte che ti ha avvicinato al mondo del vetro e all’acquisto della più antica vetreria di Murano?

Sono metà veneziano e ho trascorso lunghi periodi estivi della mia infanzia a Venezia quindi l’alchimia del vetro mi ha sempre affascinato, alberga in me.


Barovier & Toso è una delle più antiche aziende al mondo, fondata nel 1300. Produce prevalentemente lampadari e lampade della tradizione veneziana, ma anche con elementi fortemente contemporanei grazie alla collaborazione con designer del calibro di Marcel Wanders.


Uno dei miei obiettivi, pur rispettando il marchio di Barovier & Toso, è inserire elementi contemporanei che possano ampliare le collezioni prodotte.

Proprio accanto alla vetreria artistica a Murano, in Via dei Vetrai, hai aperto uno spazio espositivo che contiene molte creazioni luminose che rappresentano la storia di Barovier & Toso. Che obiettivo ti poni?

Sono convinto che l’arte debba essere condivisa quanto più possibile. Lo showroom presenta, accanto ai pezzi che formano la storia della vetreria, una selezione di opere della mia collezione di arte contemporanea internazionale.


Un messaggio chiaro che unisce passato e presente e che è fruibile da tutti.

Quali opere hai inserito e con quale criterio?

Ho cercato di creare un percorso visivo riconducibile ai colori storici della nostra azienda: bianco, nero, oro e blu.

La prima è un’opera realizzata su commissione da Brigitte Kowanz, artista austriaca rappresentata alla penultima biennale di Venezia. Brigitte lavora con la luce e realizza scritte luminose che si riflettono negli specchi.


L’opera, tutta bianca, rappresenta una fase molto significativa del nostro “manifesto”: ENLIGHTENING UNIQUENESS.

Dell’artista inglese Jason Martin sono presenti due grandi quadri monocromi neri, caratterizzati da pennellate evidenti e materiche.

Dell’artista danese Astrid Krogh, molto vicina al design, ho acquistato My Golden Horizon un’opera che definisco al limite tra pittura e scultura, completamente ricoperta di foglia oro. L’oro ricorda i mosaici di San Marco e la foglia oro è un elemento classico anche dei lampadari veneziani.

Tra i miei ultimi acquisti vi è poi un’opera in foglia oro di Stefan Brüggemann, un artista messicano molto interessante.

Com’è il tuo approccio all’arte contemporanea?

Quando mi interesso ad un artista ho l’abitudine di guardare tutto il suo lavoro, ho bisogno di conoscere bene il suo percorso e a volte, anche se mi piace molto un’opera, non la acquisto se il ciclo artistico non rispecchia le mie logiche di scelta.

Quali artisti apprezzi in questo periodo?

Ci sono artisti contemporanei che mi piacciono molto: un ragazzo cinese di Hong Kong, Matthew Wong, artista meraviglioso purtroppo morto suicida lo scorso anno e il Ghanese Amoako Boafo, che trovo molto valido e che oserei definire un nuovo Egon Schiele, per la forza dei suoi ritratti.


Oppure Lucas Arruda, artista brasiliano che dipinge piccoli paesaggi al limite dell’astrazione. Purtroppo le loro quotazioni sono altissime e per il momento mi limito ad apprezzarli!

Collezionismo per se stessi o da condividere?

Come già detto prima, sono convinto che l’arte vada condivisa, cerco sempre di creare occasioni per esporre la mia collezione in luoghi comuni, lo spazio espositivo di Murano è un chiaro esempio di questa mia vocazione.

Cosa rappresenta per te il linguaggio dell’arte contemporanea?

Personalmente una gran parte dell’arte contemporanea non mi interessa, ad esempio l’arte politica. Credo che il teatro o la letteratura siano linguaggi più idonei ad esprimere tematiche politiche. Non mi interessano neppure le opere che suscitano angoscia, ansia, tristezza.


Cerco opere che mi diano serenità, pace, speranza, che esprimano bellezza.

Il tuo ultimo acquisto?

Dei meravigliosi acquerelli di Hermann Hesse, che ha vissuto gli ultimi dieci anni della sua vita a Montagnola, vicino a Lugano, dove è stata realizzata anche una casa museo. Sono opere bellissime, serene, idilliache, nelle quali si fonde anche la forza della sua scrittura.